Precariato nella scuola, la sentenza che vale 40mila euro
Dopo 19 anni di incarichi rinnovati, una docente di religione ottiene dal Tribunale di Milano un’indennità e il riconoscimento degli scatti maturati.
«Diciannove anni di lavoro con un contratto che scadeva il 31 agosto e tornava a settembre: non era un’esigenza temporanea, era un posto stabile coperto da precario». Così l’avvocato Amedeo Stoppa ha riassunto la vicenda della docente di religione cattolica che ha ottenuto una pronuncia favorevole dal Tribunale di Milano.
Secondo il legale, il principio non riguarda soltanto questa insegnante: può estendersi anche a docenti e personale ATA rimasti per oltre 36 mesi su posti vacanti. Il diritto a chiedere il risarcimento, ha aggiunto Stoppa, si prescrive dopo dieci anni.
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Concorsi fermi e incarichi rinnovati
La controversia nasce dalla lunga permanenza della docente nella scuola statale di Milano e provincia senza una stabilizzazione. Dal 2007, infatti, il suo incarico è stato confermato attraverso contratti a termine stipulati per ciascun anno scolastico.
La legge 186 del 2003 prevede che le procedure selettive per assumere a tempo indeterminato gli insegnanti di religione cattolica siano organizzate ogni tre anni. Dopo il concorso del 2004, secondo quanto ricostruito dall’avvocato, quella cadenza non sarebbe stata rispettata per quasi vent’anni, lasciando numerosi posti scoperti affidati a personale precario.
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Sul ricorso reiterato ai contratti a termine si sono già espresse la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte di cassazione. Le loro decisioni hanno indicato che il superamento delle tre annualità, in assenza di nuove procedure concorsuali, può costituire un abuso e portare a un ristoro compreso fra quattro e 24 mensilità.
Il ministero dovrà pagare arretrati
Nel caso esaminato a Milano, la giudice ha accolto le richieste della lavoratrice, respingendo la posizione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che aveva sostenuto l’infondatezza del ricorso. Alla docente è stata riconosciuta un’indennità corrispondente a 20 mensilità dell’ultima retribuzione, per un valore complessivo di circa 40mila euro.
La decisione non si limita al risarcimento. L’amministrazione dovrà ricalcolare anche la progressione economica, riconoscendo gli aumenti legati all’anzianità al pari di quanto avviene per i colleghi assunti stabilmente, e versare le somme arretrate relative agli anni di servizio. A carico del ministero sono state inoltre poste le spese legali, quantificate in 3.500 euro oltre agli oneri previsti.
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