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Attualità 3 min di lettura15 ott

Povertà assoluta, 5,4 milioni nel 2025: il quadro Istat

La quota di famiglie e persone in difficoltà diminuisce leggermente, ma resta molto più elevata tra stranieri, minori e nuclei numerosi.

Il dato più marcato riguarda la distanza tra le famiglie composte da italiani e quelle con componenti stranieri: la povertà assoluta interessa il 5,9% dei primi nuclei, ma arriva al 29,4% tra quelli formati esclusivamente da stranieri. Nel mezzo si collocano le famiglie con almeno uno straniero, con un'incidenza del 26,7%.

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Il dato nazionale resta elevato

Secondo le stime dell'Istat, nel 2025 oltre 2,1 milioni di famiglie si trovano in condizioni di povertà assoluta. Le persone coinvolte sono 5,4 milioni, pari al 9,3% della popolazione: un valore in diminuzione rispetto al 9,8% registrato nel 2024.

Anche la quota calcolata sui nuclei familiari scende, passando dall'8,4% all'8,0%. Il fenomeno resta quindi esteso, nonostante il lieve arretramento rilevato nell'ultimo anno.


Mezzogiorno in calo, Centro più basso

La riduzione dell'incidenza riguarda tutte le principali aree del Paese. Nel Mezzogiorno il valore passa dal 10,5% al 9,6%, mentre il Centro mantiene il livello più contenuto, con una discesa dal 6,5% al 6,3%.

Nel Sud e nelle isole le famiglie in povertà assoluta sono circa 813mila. Seguono il Nord-Ovest, con 568mila nuclei e un'incidenza del 7,7%, e il Nord-Est, con 386mila famiglie e una quota del 7,4%. Nel Centro si contano 338mila famiglie, pari al 6,3%. Considerando la distribuzione complessiva dei nuclei poveri, il 38,6% vive nel Mezzogiorno, il 45,3% nel Nord e il 16,1% nel Centro.


Minori e famiglie numerose più esposti

L'età continua a segnare differenze rilevanti. La povertà assoluta coinvolge il 12,5% dei minori, circa 1 milione e 136mila persone, e il 12,1% dei giovani tra 18 e 34 anni, quasi 1 milione e 198mila individui. La percentuale scende all'8,9% nella fascia dai 35 ai 64 anni e al 6,1% tra gli ultrasessantacinquenni, che sono oltre 891mila.

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Il numero dei componenti incide sulla probabilità di trovarsi in questa condizione: la quota raggiunge il 19,2% nei nuclei con almeno cinque persone e il 10,5% in quelli formati da quattro. Per le famiglie di tre componenti è dell'8,4%, comunque sopra la media nazionale. Tra i nuclei monogenitore il valore sale all'11,5%.


Istruzione e distanza dalla soglia

Il livello di istruzione della persona di riferimento è associato a differenze altrettanto nette. Quando è stato conseguito almeno un diploma di scuola secondaria superiore, l'incidenza si ferma al 4,4%. Sale invece all'11,9% se il titolo più alto è la licenza media e arriva al 12,3% nei nuclei in cui non si supera la licenza elementare.

L'Istat misura anche l'intensità della povertà assoluta, cioè la distanza media della spesa mensile delle famiglie povere dalla soglia prevista. Nel 2025 l'indicatore resta al 18,5% a livello nazionale, al 18,2% nel Nord e nel Centro, mentre nel Mezzogiorno aumenta dal 18,5% al 19,0%. Nel dettaglio territoriale, il Nord-Ovest si attesta al 18,5% e il Nord-Est al 17,8%.


La povertà relativa quasi stabile

Il quadro cambia poco sul fronte della povertà relativa. La sua incidenza passa dal 10,9% al 10,8% tra le famiglie e dal 14,9% al 14,8% tra gli individui.

Nel complesso, si tratta di oltre 2,8 milioni di famiglie e di quasi 8,7 milioni di persone. Il lieve calo rispetto al 2024, dunque, non modifica la dimensione complessiva del fenomeno, che continua a coinvolgere una parte consistente della popolazione.

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