Diana, le notti in auto per aiutare prostitute e senzatetto
Dickie Arbiter racconta le uscite serali della principessa e la sua insofferenza per una vita scandita dai controlli di sicurezza.
Le serate di Lady Diana, lontano dagli impegni ufficiali, potevano trasformarsi in lunghi giri in automobile per le strade di Londra. A raccontarlo è Dickie Arbiter, ex addetto stampa della famiglia reale, che nel suo nuovo libro ripercorre anche alcuni aspetti meno noti della quotidianità della principessa.
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Le uscite notturne di Lady Diana
Secondo il racconto di Arbiter, Diana si metteva alla guida soprattutto per aiutare le prostitute incontrate durante quei percorsi. La principessa, inoltre, si fermava per osservare le condizioni dei senzatetto e capire come riuscissero ad affrontare la vita per strada.
Queste iniziative rientravano nella ricerca di qualcosa da fare al di fuori della routine di palazzo. L’ex addetto stampa ha spiegato che, dopo gli appuntamenti della giornata, Diana avvertiva in modo particolare la solitudine e la mancanza di libertà.
Una vita privata sotto sorveglianza
Arbiter ha descritto una quotidianità resa complicata dalle procedure di sicurezza. Per invitare qualcuno a casa, Diana doveva comunicare in anticipo alla protezione nomi, indirizzi, targhe delle automobili e orari di entrata e uscita: un sistema che finiva per scoraggiare anche gli amici più disponibili.
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«Tutto ciò che aveva era un telefono per chiamare gli amici», ha raccontato Arbiter parlando della principessa. Gli incontri si concentravano soprattutto a pranzo, mentre la sera restava spesso senza compagnia e cercava occasioni per uscire.
Il nuovo libro di Dickie Arbiter
Il racconto è contenuto in “In servizio con i reali: la storia interna della monarchia moderna”, volume nel quale Arbiter ripercorre diversi passaggi della storia dei Windsor. Le dichiarazioni sull’ex principessa sono emerse durante una conversazione dedicata alla pubblicazione.
Lo stesso Arbiter ha anche sollevato dubbi sull’attenzione ancora riservata a Diana a quasi 30 anni dalla sua morte. «Mi chiedo perché la gente non riesca a lasciare che Diana riposi in pace. Sono quasi 30 anni che sentiamo ripetere sempre le stesse cose. Non c’è niente di nuovo da dire», ha affermato.
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