Festival italiani, i conti non tornano: chi decide davvero i fondi pubblici
Oltre 4mila rassegne convivono con finanziamenti concentrati su pochi grandi eventi, mentre mancano valutazioni trasparenti sull’efficacia delle risorse assegnate alla cultura.
Opacità, rapporti privilegiati e decisioni affidate alla discrezionalità sembrano pesare più della verifica dei risultati. Nel sistema italiano dei finanziamenti culturali, il rischio evocato è quello di creare forti squilibri e di lasciare ai margini molte realtà territoriali, nonostante il richiamo continuo alla meritocrazia.
A soffrirne sono soprattutto i festival di dimensioni ridotte, spesso costretti a cercare risorse alternative mentre una quota consistente del sostegno pubblico si concentra su pochi appuntamenti di maggiore visibilità.
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Progetti speciali e dubbi sui fondi
Un esempio citato riguarda il progetto dedicato a Carlo Rambaldi. Il relativo comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita del creatore di effetti speciali dispone di 1,6 milioni di euro; alla guida è stata indicata Chiara Sbarigia, presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi e già presidente di Cinecittà.
La scelta della presidenza, secondo la ricostruzione proposta, non sarebbe accompagnata da spiegazioni sufficientemente chiare. Sbarigia è inoltre descritta come una consigliera vicina alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni, elemento che alimenta le perplessità sulla trasparenza delle procedure.
Mattarella e il problema dell’eccesso
Il richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla necessità di limitare la proliferazione delle giornate nazionali viene letto come un’occasione per allargare il ragionamento. Quando le ricorrenze aumentano senza una selezione rigorosa, il loro significato rischia di attenuarsi fino a perdere efficacia.
La stessa domanda, secondo l’autore, potrebbe essere rivolta al sistema dei festival. Il monitoraggio condotto da IsICult attraverso l’iniziativa “Italia dei Festival” ha individuato oltre 4mila manifestazioni distribuite sul territorio nazionale, con decine di nuove rassegne ogni anno e altrettante che cessano, spesso per mancanza di sostegno pubblico.
Una rete culturale molto fragile
Molti appuntamenti sono di piccole dimensioni, ma svolgono una funzione importante in aree segnate dalla desertificazione culturale. In migliaia di comuni non esistono più teatri, sale cinematografiche o persino edicole; in questi contesti, un festival può rappresentare uno dei pochi presidi ancora attivi.
Il progetto di censimento riceve un contributo contenuto dalla Direzione Cinema e Audiovisivo come iniziativa speciale per il 2024 e il 2025. La ricognizione, però, non si limita al numero degli eventi: IsICult sta cercando di raccogliere anche informazioni economiche e finanziarie, incontrando difficoltà dovute a livelli di trasparenza non sempre adeguati.
Le risorse del Ministero della Cultura raggiungono soltanto una parte minoritaria del panorama nazionale: circa 600 festival ogni anno, a fronte di un totale superiore a 4mila. Gli altri fanno affidamento su Regioni, Comuni, fondazioni di origine bancaria e sponsor privati, riuscendo spesso più a resistere che a consolidarsi.
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Roma, Venezia e la selezione dei grandi
Nel gruppo degli eventi classificati come nazionali o speciali spiccano circa venti festival, sostenuti con finanziamenti milionari. I criteri di assegnazione, secondo l’analisi, non apparirebbero sempre collegati a parametri verificabili, lasciando ampi margini alle decisioni politiche.
Tra le manifestazioni citate figura il Festival del Cinema di Roma, che dispone di un bilancio pari a 8 milioni di euro. Il dubbio sollevato riguarda la sua capacità di produrre effetti concreti sull’industria cinematografica italiana: molti film presentati, infatti, non trovano poi una reale collocazione nel mercato.
La riflessione viene estesa alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ai David di Donatello. Al di là della visibilità garantita dal tappeto rosso, resta da chiarire quanto questi appuntamenti riescano ad ampliare davvero il pubblico del cinema, soprattutto di quello nazionale.
Il confronto con le piccole rassegne nasce proprio da qui: una parte delle somme destinate alle grandi kermesse potrebbe, secondo l’autore, rafforzare numerosi eventi locali oggi in difficoltà. Il tema non è soltanto l’ammontare dei contributi, ma l’assenza di una misurazione sistematica dei loro effetti.
Il nodo delle valutazioni pubbliche
La criticità non riguarderebbe soltanto i festival o le giornate nazionali, ma anche i comitati nazionali, ai quali Mattarella non avrebbe ancora dedicato un intervento specifico. Nel settore culturale mancherebbero strumenti capaci di stabilire con precisione se le iniziative finanziate producano benefici proporzionati alle risorse ricevute.
Il Ministero della Cultura assegna complessivamente oltre 1 miliardo di euro al cinema, all’audiovisivo e allo spettacolo dal vivo. Eppure, secondo la tesi esposta, non esisterebbero valutazioni d’impatto realmente strutturate né a livello nazionale né su quello territoriale.
Anche i fondi attribuiti direttamente a Cinecittà s.p.a. per i cosiddetti progetti speciali vengono indicati come un capitolo problematico. Tra gli esempi compare “Cinema Revolution”, campagna promozionale finanziata ogni anno con decine di milioni di euro e descritta come scarsamente trasparente.
Un ulteriore caso riguarda l’Italian Global Series Festival, al quale Cinecittà avrebbe assegnato 2,2 milioni di euro per l’edizione 2025. Anche questa iniziativa è collegata all’Associazione Produttori Audiovisivi presieduta da Chiara Sbarigia, mentre numerosi festival territoriali continuano a operare in condizioni di forte precarietà.
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