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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ponzani rifiuta le scuse a La Russa, legale consultato

La storica rivendica il racconto del corteo del 12 aprile 1973 e annuncia assistenza legale dopo la minaccia di querela.

Michela Ponzani ha respinto la richiesta di scuse avanzata da Ignazio La Russa e ha annunciato di essersi rivolta a un avvocato. La vicenda riguarda le dichiarazioni della storica sul corteo neofascista del 12 aprile 1973 a Milano, durante il quale morì l’agente Antonio Marino.

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La risposta alla richiesta

Ospite di Otto e mezzo su La7, Ponzani ha detto di non voler chiedere scusa al presidente del Senato. La Russa aveva incaricato i suoi legali di procedere per dichiarazioni ritenute gravemente lesive della sua onorabilità, lasciando aperta la possibilità di rinunciare alla querela soltanto in caso di scuse immediate.

La docente ha respinto quella condizione e ha sostenuto che il suo racconto si basa su documenti e ricostruzioni già presenti in libri, archivi e cronache dell’epoca. «Noi storici lavoriamo con le fonti, non è che ci inventiamo le false notizie», ha affermato durante la trasmissione.

Ponzani ha inoltre comunicato di aver contattato l’avvocato Fabio Anselmo per tutelare la propria reputazione e la propria attività professionale. A suo giudizio, l’iniziativa giudiziaria annunciata da una delle più alte cariche dello Stato rischia di comprimere il diritto alle voci critiche e rappresenta «una cosa gravissima» per la democrazia.


Il corteo del 12 aprile 1973

La discussione è partita da un intervento della storica nella puntata del 22 ottobre, dedicata anche al decreto sicurezza approvato dal governo Meloni dopo i disordini di Milano del 17 e 18 ottobre. In quell’occasione Ponzani aveva collegato il provvedimento alla vicenda del 1973, sostenendo che, se allora fosse stata adottata una misura analoga, oggi il presidente del Senato forse non ricoprirebbe quell’incarico.

Il riferimento era alla manifestazione organizzata dal Fuan e vietata dalla Prefettura di Milano per ragioni di ordine pubblico. Durante gli scontri, dal corteo venne lanciata una bomba a mano che colpì l’agente Antonio Marino, 22 anni. Per l’omicidio furono condannati i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli.

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All’epoca Ignazio La Russa, dirigente del Fronte della Gioventù, venne indagato, ma la sua posizione fu archiviata. Il fratello Romano, invece, fu processato e assolto. Ponzani ha precisato di non aver attribuito a La Russa la responsabilità dell’uccisione, ma di aver ricordato la sua presenza alla manifestazione.


La distinzione sulla responsabilità

La storica ha quindi separato il dato della partecipazione al corteo dall’accusa di coinvolgimento nell’omicidio. «Non ho detto che fu La Russa ad avere la responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione», ha chiarito.

Nel suo intervento ha richiamato anche gli incidenti provocati a Milano dagli appartenenti al Movimento sociale italiano e al Fronte della Gioventù, organizzazione di cui La Russa era segretario. Ha inoltre contestato il modo in cui il presidente del Senato si è rivolto a lei, usando l’appellativo “signora” invece di “professoressa”.

Ponzani ha ricordato che i titoli accademici non si trasmettono per eredità e ha chiesto che le venga riconosciuto quello di professoressa universitaria. Ha infine sostenuto che, se La Russa intendesse contestare il racconto storico, dovrebbe rivolgersi anche agli autori delle pubblicazioni dedicate alla vicenda, all’Archivio centrale dello Stato e ai giornali che ne documentarono lo svolgimento.

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