Pomodori fino a 7,50 euro: il blocco dei camion svuota i mercati
Le interruzioni dei trasporti dal Mezzogiorno hanno lasciato prodotti freschi nei campi e nei porti, mentre i mercati all’ingrosso hanno aumentato gli acquisti da quattro Paesi esteri.
I pomodori siciliani hanno superato i 5 euro al chilo all’ingrosso e i Datterini rossi sono arrivati a 7,50 euro. È uno degli effetti più visibili del blocco dell’autotrasporto nel Sud Italia, che ha ridotto l’arrivo di ortofrutta e prodotti ittici freschi, spingendo i mercati a cercare forniture alternative fuori dai confini nazionali.
Nel frattempo, diverse partite agricole non sono state raccolte o consegnate in tempo. Altri prodotti, sbarcati nei porti dopo la pesca, sono finiti al macero perché non era possibile conservarli o distribuirli regolarmente.
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Pomodori e ortaggi sotto pressione
A Roma la scarsità riguarda soprattutto alcune merci provenienti dal Mezzogiorno: peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori. L’Osservatorio del Centro Agroalimentare di Roma ha registrato una forte crescita delle quotazioni all’ingrosso, legata alla diminuzione dei quantitativi disponibili.
I Ciliegini e i Piccadilly siciliani vengono trattati a prezzi superiori a 5 euro al chilo, mentre i Datterini rossi hanno raggiunto 7,50 euro. Le cifre si riferiscono al mercato all’ingrosso e non ai prezzi applicati ai consumatori nei negozi o nei supermercati.
Le importazioni colmano i vuoti
Per evitare interruzioni nelle forniture, i mercati ortofrutticoli hanno aumentato gli acquisti da Spagna, Grecia, Albania e Turchia. Italmercati, la rete che riunisce 22 mercati agroalimentari all’ingrosso, segnala una netta riduzione degli arrivi da Sicilia e Calabria, compensata in parte dalle produzioni locali e dalle merci straniere.
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La rete rappresenta 4mila imprese, movimenta ogni anno 7 milioni di tonnellate di prodotti e genera un giro d’affari di 11 miliardi di euro, con 26mila addetti. Il presidente Fabio Massimo Pallottini ha spiegato che il sistema logistico continua a funzionare, ma ha definito inevitabile il ricorso alle importazioni e ha chiesto una soluzione rapida per evitare nuovi costi a carico della filiera e delle famiglie.
L’emergenza arriva nel Lazio
Le difficoltà, inizialmente concentrate in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, si sono estese anche alla parte meridionale del Lazio. Il Centro Agroalimentare di Roma segnala che i tempi di percorrenza incerti e l’aumento delle spese operative stanno rendendo più complicato spedire le merci deperibili dalle aziende agricole.
La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti ha così prodotto effetti a catena: raccolti fermi, consegne rinviate, maggiore dipendenza dai fornitori stranieri e tensioni sui prezzi. Secondo Italmercati, alcune quotazioni restano ancora gestibili, ma il protrarsi dei blocchi potrebbe aggravare ulteriormente l’approvvigionamento dei prodotti freschi.
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