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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Poetry slam, il successo ha indebolito la ricerca formale

La diffusione internazionale ha ampliato il pubblico, ma gara e reti sociali hanno ristretto la sperimentazione poetica

Il Poetry slam ha conquistato un pubblico internazionale, ma la sua crescita ha finito per allontanarlo dalla ricerca poetica che ne aveva accompagnato la nascita.

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Dalla sperimentazione alla gara

Nelle intenzioni originarie, la competizione doveva aprire uno spazio a voci e scritture lontane dai circuiti dominanti. Oggi, invece, secondo l’analisi proposta, il formato tende a ripetersi attorno a pochi modelli espressivi, spesso prevedibili e di qualità discontinua.

L’agonismo ha progressivamente preso il posto della sperimentazione. Quella che avrebbe dovuto essere un’apertura all’imprevisto rischia così di trasformarsi in una produzione seriale di contenuti immediati, costruiti per ottenere una reazione rapida dal pubblico. In molti casi, la poesia performativa assume la forma di un discorso personale o di un racconto lineare, perdendo il rapporto con la ricerca sul linguaggio.


Un sistema culturale cambiato

Quando il Poetry slam fu introdotto in Italia, gli editori interessati alla poesia erano pochi. I festival, invece, erano più numerosi e diffusi sul territorio: spesso offrivano spazio a esperienze non convenzionali, rendendo la gara un’occasione per portare all’ascolto testi altrimenti esclusi dai canali editoriali principali.

Da allora il mercato librario si è ampliato fino a pubblicare quasi 200 libri al giorno e sono aumentati anche i piccoli editori dedicati alla poesia, alcuni dei quali presentano proposte di buon livello. Nel frattempo, la riduzione dei finanziamenti pubblici ha limitato le manifestazioni culturali. I festival rimasti sono spesso grandi eventi, orientati soprattutto alla partecipazione numerica, con programmi affidati di frequente agli stessi autori già affermati.

Per questo lo Slam trova meno occasioni nei circuiti dal vivo, mentre gli autori con una ricerca formale più rischiosa possono scegliere di partire dalla pagina. Anche le tecnologie hanno modificato il quadro: molte sperimentazioni che uniscono parola, immagine e suono nascono negli stessi ambienti da cui provenivano i primi protagonisti dello Slam, ma oggi si muovono fuori dal suo formato e non sembrano interessate a ricostruire quell’antica collaborazione.

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L’effetto delle reti sociali

Un altro elemento è la diffusione delle reti sociali, che ha trasformato il rapporto tra arte e soggettività. Biagio Cepollaro, nel saggio “Taccuini dall’immanenza” pubblicato su “Le Parole e Le Cose”, definisce il presente come una fase di “espressività diffusa”: quasi tutti possono, e in qualche misura devono, presentarsi come produttori di parole, immagini o suoni.

Secondo Cepollaro, questa condizione genera un’espressività “radicalmente relativa, umorale, idiosincrasica, effimera”. L’osservazione aiuta a leggere anche la situazione del Poetry slam: quando la comunicazione sulle reti non basta, la gara diventa uno dei luoghi in cui esporre emozioni, indignazione e vissuti personali senza una mediazione significativa.

Il risultato è una saturazione dei contenuti. La materia raccontata finisce per contare più della forma con cui viene elaborata, mentre l’intensità artistica lascia spazio a uno spettacolo pensato soprattutto per intrattenere, rassicurare o offrire un luogo di espressione a chiunque ne senta il bisogno.


Quale direzione per lo Slam

Il nodo riguarda dunque il rapporto tra il Poetry slam e il nuovo ambiente culturale prodotto dalla tecnologia e dall’espressività di massa. Il formato si è adattato a questo ambiente fino a confondersi con esso, oppure conserva ancora la capacità di mettere in discussione i suoi automatismi?

La questione aperta riguarda le possibilità di individuare, dentro le forme ormai consolidate, elementi di rottura capaci di riportare la competizione verso l’invenzione linguistica. Da quella ricerca potrebbe emergere una diversa idea di Slam, meno legata alla risposta immediata e più attenta alla complessità della scrittura.

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