Plastica, la sfida dei 5,7 milioni: Modena accelera il riciclo
Il nuovo impianto R3GID di Aliplast può trattare 30mila tonnellate annue di polimeri e punta a ridurre importazioni, costi e emissioni
Entro il 2040 l’Europa dovrà aggiungere 5,7 milioni di tonnellate di capacità per il riciclo delle plastiche rigide, mentre 2 milioni dovranno essere disponibili già entro il 2030. È il divario a cui punta a rispondere il nuovo impianto R3GID di Aliplast, inaugurato a Modena e progettato per trasformare rifiuti plastici difficili da recuperare in materia prima seconda certificata.
Il tema è stato al centro dell’incontro dedicato al futuro del settore, con rappresentanti dell’industria, della ricerca e della filiera del riciclo. Alla tavola rotonda, moderata da Francesca Gambarini, hanno partecipato Paolo Accastello di Stellantis, Luigi De Nardo del Politecnico di Milano, Fabrizio Di Amato di Maire, Antonino Furfari di Plastics Recyclers Europe, Paolo Goi di Davines, Maurizio Mezzelani di Fratelli Guzzini e Simone Targetti Ferri di L’Oréal Italia.
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L’Europa cerca nuova capacità
La normativa europea sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio, adottata nel 2025, spinge il mercato verso quantitativi sempre più elevati di plastica riciclata con prestazioni simili a quelle dei polimeri vergini. La richiesta riguarda in particolare HDPE e PP rigidi, comparti nei quali la capacità disponibile non cresce abbastanza rispetto agli obiettivi fissati.
Il Gruppo Hera ha collocato l’investimento modenese dentro questa trasformazione. Secondo l’amministratore delegato Orazio Iacono, l’Europa dispone oggi di 13,5 milioni di tonnellate di capacità complessiva per il riciclo della plastica, ma soltanto 3,5 milioni riguardano i materiali rigidi. In Italia la quota è di circa 440mila tonnellate, a fronte di un fabbisogno futuro molto più ampio.
Modena trasforma gli scarti
R3GID è stato costruito nel polo industriale Hera di via Cavazza, dove erano già presenti il termovalorizzatore e l’impianto di depurazione delle acque reflue. L’avvio ufficiale si è svolto alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, insieme al sindaco di Modena Massimo Mezzetti e al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale.
La struttura, operativa da alcuni mesi dopo l’avvio dei lavori nel 2024, potrà trattare fino a 30mila tonnellate di polimeri riciclati ogni anno. Il materiale ottenuto supera il 99% di purezza certificata e presenta caratteristiche paragonabili a quelle della plastica vergine di origine fossile; a regime, l’impianto darà lavoro a 80 persone.
Un investimento da 48,8 milioni
La realizzazione ha richiesto 48,8 milioni di euro, compresi 7,7 milioni provenienti direttamente dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Aliplast potrà lavorare scarti provenienti sia dalla raccolta urbana sia dalle attività industriali di settori come automobilistico, cosmetico, elettronica, arredamento e cura della persona.
Questi materiali, spesso destinati alla discarica o al termovalorizzatore perché considerati difficili da riciclare, vengono selezionati e rigenerati a Modena. I polimeri risultanti, tracciabili e certificati, possono tornare alle filiere di origine per produrre componenti destinati a televisori, computer ed elettrodomestici, oltre a contenitori cosmetici, serbatoi, paraurti e arredi da giardino.
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Acqua ed energia già in circolo
L’integrazione con gli impianti già presenti nel sito consente di ridurre il consumo di risorse. L’acqua restituita dal depuratore viene impiegata nel processo di riciclo e poi rimandata allo stesso impianto, mentre l’elettricità prodotta dal termovalorizzatore alimenta le nuove linee produttive.
Questa organizzazione incide sui costi energetici, che nel riciclo italiano rappresentavano già prima della crisi circa il 30% della spesa di produzione, esclusa la materia prima. Rispetto alla fabbricazione di plastica vergine, R3GID consente inoltre di evitare circa 30mila tonnellate di anidride carbonica equivalente per ogni ciclo produttivo analogo.
Hera punta a raddoppiare
La tecnologia proprietaria NX Replast™, fornita da Nextchem, società del gruppo Maire, permette di ottenere materiali riciclati e miscele ad alta purezza. L’impianto può anche realizzare polimeri con caratteristiche specifiche sul piano funzionale, meccanico, estetico e normativo, così da ampliare l’uso della plastica recuperata nei comparti più esigenti.
Con il sito di Modena, il potenziamento della struttura di Borgolavezzaro, in provincia di Novara, e l’acquisizione del 70% di Kronos Polymer Polska, il gruppo prevede di aumentare sensibilmente la propria capacità. L’operazione polacca, dedicata al riciclo del PE-LD, dovrebbe essere completata entro la fine del 2026; nel complesso Aliplast supererà 210mila tonnellate annue di materie prime seconde, con una capacità produttiva totale di 255mila tonnellate.
L’investimento modenese rientra nei 2 miliardi di euro che il piano industriale Hera destina all’economia circolare tra il 2025 e il 2029, su un totale di 5,5 miliardi. Pichetto Fratin ha definito R3GID “un esempio concreto di come l’Italia possa giocare d’anticipo rispetto alle sfide poste dai nuovi regolamenti europei”, sottolineando il valore di una filiera nazionale capace di ridurre la dipendenza dall’estero e rendere più stabile l’approvvigionamento.
Iacono ha aggiunto che il solo impianto di Modena potrebbe far risparmiare circa 24 milioni di euro l’anno sulla tassa europea legata agli imballaggi di plastica non riciclati, qualora tutta la produzione fosse destinata a quel settore. Attualmente, ha ricordato, l’Italia versa all’Unione europea circa 800 milioni di euro ogni anno per questo prelievo.
Dopo gli interventi istituzionali e il confronto tra imprese e mondo accademico, la giornata si è conclusa con il taglio del nastro e la visita guidata alle linee di R3GID.
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