Plastica, a Modena la svolta: 30mila tonnellate riciclate ogni anno
Il nuovo impianto R3GID di Aliplast punta su materiali rigenerati di alta qualità e su una filiera italiana capace di ridurre importazioni e rifiuti
Ridurre la dipendenza dalla plastica vergine e rispondere alla domanda crescente di materiali riciclati: è l’obiettivo del nuovo impianto R3GID inaugurato a Modena da Aliplast, società controllata dal Gruppo Hera. La struttura può trattare fino a 30mila tonnellate di polimeri all’anno, con un livello di purezza certificata superiore al 99%.
L’investimento complessivo ammonta a 48,8 milioni di euro, compresi 7,7 milioni di fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo stabilimento, la cui realizzazione è iniziata nel 2024, è già operativo e a regime darà lavoro a 80 persone.
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Una risposta alla domanda europea
Il progetto nasce in un momento in cui le regole comunitarie impongono un aumento dell’impiego di plastica riciclata. Tra i riferimenti normativi ci sono il regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio, noto come Ppwr, e quello relativo ai veicoli fuori uso, l’Elv.
Secondo Orazio Iacono, amministratore delegato del Gruppo Hera, oggi in Europa la capacità di riciclo raggiunge 13,5 milioni di tonnellate di plastica, ma soltanto 3,5 milioni riguardano quella rigida. In Italia la quota è di circa 440mila tonnellate, mentre entro il 2040 serviranno altri 5,7 milioni di tonnellate di capacità dedicata.
“R3GID è la risposta di chi si muove per primo”, ha affermato Iacono, sottolineando che il sito può fornire all’industria italiana materiali tracciabili e prodotti vicino ai luoghi di utilizzo, con l’effetto di contenere sia i costi di importazione sia i rischi legati agli approvvigionamenti.
Dai rifiuti ai nuovi componenti
Il materiale lavorato a Modena arriva dalla raccolta urbana e dagli scarti industriali di comparti come automobili, cosmetica, elettronica, arredamento e prodotti per la cura della persona. Aliplast trasforma questi rifiuti in polimeri e compound destinati a nuovi utilizzi, evitando che finiscano in discarica o siano avviati alla termovalorizzazione.
I materiali rigenerati potranno essere impiegati per realizzare componenti di televisori, computer ed elettrodomestici, oltre a contenitori cosmetici, serbatoi, paraurti e arredi da giardino. Le tecnologie installate consentono anche di sviluppare polimeri con caratteristiche specifiche sul piano funzionale, meccanico, estetico e normativo.
Nextchem, società del gruppo Maire, ha partecipato all’iniziativa come partner tecnologico attraverso la soluzione proprietaria NX Replast, dedicata al recupero avanzato delle plastiche. Il risultato è una materia prima seconda con prestazioni comparabili a quelle della plastica vergine di origine fossile.
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Energia condivisa e meno emissioni
R3GID si trova nel polo industriale Hera di via Cavazza, dove sono già presenti un termovalorizzatore e un depuratore. L’acqua trattata dal depuratore viene utilizzata nel ciclo produttivo dell’impianto e poi restituita al sistema, mentre l’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore alimenta le nuove linee.
Questa integrazione consente di contenere la spesa energetica, una voce che nel riciclo italiano rappresentava già prima della crisi energetica circa il 30% dei costi produttivi, escluso il valore della materia prima. Il nuovo stabilimento evita inoltre circa 30mila tonnellate di anidride carbonica equivalente rispetto alla produzione di plastica vergine, a parità di ciclo.
Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha definito il progetto un esempio della capacità italiana di anticipare le richieste europee. “Realizzare materie prime seconde a chilometro zero significa rafforzare la competitività del Paese, ridurre la dipendenza dai mercati esteri e rendere più sicure le nostre catene di approvvigionamento”, ha dichiarato durante l’inaugurazione.
La crescita oltre Modena
Il nuovo impianto rientra in un piano più ampio del Gruppo Hera, che tra il 2025 e il 2029 destinerà 2 miliardi di euro all’economia circolare, su investimenti complessivi pari a 5,5 miliardi.
Aliplast prevede inoltre l’ampliamento del sito di Borgolavezzaro, in provincia di Novara, dedicato al polietilene a bassa densità, e l’acquisizione del 70% di Kronos Polymer Polska, operazione da completare entro la fine del 2026. Con queste iniziative la società punta a superare 210mila tonnellate annue di materie prime seconde plastiche di alta qualità e a raggiungere una capacità produttiva complessiva di 255mila tonnellate l’anno.
L’impianto modenese, infine, potrebbe incidere anche sul costo della tassa europea sugli imballaggi non riciclati: secondo Hera, se tutta la produzione fosse destinata a questo settore, il risparmio per l’Italia arriverebbe a circa 24 milioni di euro l’anno.
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