Pioggia a Sepang, la F1 si blocca: il mistero dei 30 km/h
Un errore nel software comune ha tolto potenza a diverse monoposto durante il giro di formazione, costringendo la direzione gara a fermare tutto per aggiornare i sistemi.
La pioggia ha trasformato il giro di formazione del Gran Premio di Sepang in un problema elettronico prima ancora che in una sfida di guida. Diverse monoposto, tra cui la Ferrari di Lewis Hamilton, hanno perso potenza fino a procedere a circa 30 chilometri orari: l’anomalia non dipendeva dai singoli motori, ma da un errore nel software standard utilizzato da tutte le vetture.
Il disguido ha imposto una lunga attesa e l’intervento dei tecnici della Federazione internazionale dell’automobile. Un episodio che ha riacceso le critiche dei piloti verso la crescente complessità della Formula 1 e verso un regolamento destinato a rimanere in vigore almeno fino alla fine del 2029.
Il bug ha mandato tutto in protezione
La partenza del giro di formazione è stata posticipata per consentire alle squadre di montare gli pneumatici intermedi e attendere un miglioramento delle condizioni. A Sepang, tuttavia, non era in corso un acquazzone tale da spiegare da solo il blocco di diverse vetture: il problema è emerso quando alcune monoposto, rallentando molto, non sono più riuscite a riprendere velocità.
Nikolas Tombazis, responsabile FIA delle monoposto, ha ricondotto l’accaduto a una specifica impostazione elettronica pensata per la guida sul bagnato. «Esistono configurazioni speciali per la pioggia, create per evitare picchi di potenza, ma un bug ha provocato un comportamento anomalo: a velocità molto basse alcune vetture non riuscivano più a riaccelerare», ha spiegato.
Il malfunzionamento ha coinvolto più centraline e ha creato una reazione a catena. Per questo la direzione gara ha esposto la bandiera rossa, dando ai tecnici federali il tempo di correggere le configurazioni e distribuire gli aggiornamenti alle squadre.
I piloti contestano la nuova F1
L’episodio ha riportato al centro del dibattito il rapporto tra motore termico, componente elettrica e sistemi di controllo. Max Verstappen ha sostenuto che con i precedenti propulsori V8 una situazione simile sarebbe stata improbabile, mentre Carlos Sainz ha messo in discussione la scelta tecnica compiuta alcuni anni fa: «Quando dipendi da troppi software e da controlli continui per modificare potenza e mappature tra asciutto e bagnato, può succedere questo».
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Esteban Ocon, la cui Haas è stata tra le vetture colpite, ha raccontato di aver dovuto di fatto riavviare il sistema. Sergio Perez ha invece paragonato la sensazione a quella di un kart a noleggio quando il tempo della sessione sta per terminare: «Sembrava di essere su un kart a noleggio quando finisce il tempo a disposizione».
Il ritardo prima del via ha alimentato anche una riflessione più ampia sulla pioggia in Formula 1. Negli ultimi anni le gare sul bagnato sono state spesso condizionate dalla scarsa visibilità provocata dagli spruzzi e dalla prudenza della direzione, fino a rendere rarissimo l’impiego degli pneumatici da pioggia estrema. A Sepang, invece, il limite è stato di natura informatica.
Una soluzione provvisoria fino al 2029
La vicenda si inserisce nelle perplessità già espresse da alcuni osservatori sul regolamento del 2026, che ha aumentato il peso dell’elettrificazione e, con esso, il numero dei sistemi incaricati di gestire l’energia. Mario Donnini ha riassunto la situazione con una battuta: «Queste F1 mezze elettriche sono come i muratori: se piove non lavorano».
Per la Federazione, l’aggiornamento distribuito alle squadre ha risolto il guasto immediato. Resta però il tema della tenuta complessiva di un’architettura tecnica che dovrà accompagnare il campionato ancora per diversi anni: ogni nuova anomalia potrebbe richiedere ulteriori correzioni, con il rischio di aumentare la distanza tra la Formula 1 e l’idea tradizionale di gara sul bagnato.
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