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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Ben Gurion nel mirino: il ripensamento del copilota FlyDubai

Hamam al-Hammami avrebbe studiato per mesi l’aeroporto israeliano e pensato di dirottare il volo dopo l’autorizzazione all’atterraggio, salvo fermarsi per la presenza di un amico.

La presenza di un collega tra i passeggeri avrebbe fatto saltare il piano di Hamam al-Hammami. Il copilota omanita di FlyDubai, secondo gli elementi raccolti durante gli interrogatori negli Emirati Arabi Uniti, avrebbe rinunciato all’ultimo momento a far precipitare l’aereo sull’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

L’episodio è emerso dopo l’aggressione compiuta mercoledì scorso contro il comandante, colpito con un’ascia di emergenza. L’obiettivo dell’uomo sarebbe stato assumere il controllo dell’aeromobile e portarlo verso lo scalo israeliano, attendendo prima l’autorizzazione ufficiale per l’atterraggio.


L’amico che avrebbe fermato il piano

Stando alla ricostruzione diffusa da Channel 12, l’attacco era stato preparato per luglio. Al-Hammami avrebbe però modificato la decisione quando si è accorto che sull’aereo si trovava un amico, membro dell’equipaggio. Per non coinvolgerlo nella strage, avrebbe quindi rinviato l’azione.

Il progetto non sarebbe nato nei giorni immediatamente precedenti all’aggressione. Le informazioni raccolte dagli investigatori indicano una preparazione durata diversi mesi, con l’intenzione di trasformare una normale tratta di lavoro in un attentato contro l’aeroporto israeliano.


I sopralluoghi durante i voli di servizio

Il copilota conosceva già il Ben Gurion: vi era atterrato più volte mentre svolgeva regolarmente il proprio incarico per FlyDubai. Le presenze più recenti risalirebbero a giugno e luglio, periodo nel quale avrebbe potuto osservare direttamente lo scalo.

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Secondo quanto riferito dall’emittente israeliana, durante una permanenza a giugno al-Hammami avrebbe raccolto informazioni dettagliate sull’aeroporto. Quegli elementi sarebbero serviti a individuare il punto preciso in cui far cadere l’aereo e a preparare l’azione con maggiore accuratezza.


L’aggressione e il tentativo di controllo

Il piano è venuto alla luce dopo il gesto compiuto a bordo: il copilota avrebbe usato l’ascia prevista per le emergenze contro il comandante, cercando di impossessarsi dei comandi. Gli interrogatori condotti negli Emirati Arabi Uniti stanno ora ricostruendo motivazioni, tempi e modalità della preparazione.

Le autorità devono inoltre chiarire come l’uomo abbia potuto accumulare informazioni sullo scalo durante i precedenti viaggi di servizio e in che modo intendesse passare dall’aggressione al comandante alla fase finale del progetto.

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