Atipiche vince il premio 2026: la cooperativa che fa rinascere i borghi
Dal cibo fermentato alle comunità energetiche, il Festival dell’Economia Civile ha riunito imprese, studiosi e amministratori attorno a inclusione e sviluppo sostenibile.
La cultura è stata indicata come una componente naturale del confronto sull’economia civile durante l’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ha sottolineato il valore di questo intreccio, spiegando che parlare di economia civile significa anche interrogarsi sul ruolo della cultura nella società e nei processi di sviluppo.
Economia civile, un modello da attualizzare
Stefano Zamagni, professore emerito di Economia Politica all’Università di Bologna e già presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali dal 2019 al 2023, ha descritto l’economia civile come una prospettiva generale sulla realtà, con radici nel pensiero francescano. Al suo interno, secondo Zamagni, possono convivere approcci differenti, tra cui l’economia sociale, applicata in contesti storici e geografici specifici.
Gabriele Sepio, avvocato tributarista e segretario generale della Fondazione Terzjus, ha collegato l’economia sociale alla tradizione dell’economia civile. Si tratta, ha spiegato, di organizzazioni senza finalità lucrative che rispondono ai bisogni collettivi attraverso forme di gestione democratiche e partecipate. Per costruire un sistema fondato su reciprocità, gratuità e mutualità, ha aggiunto, occorre valorizzare l’esperienza storica maturata dal Settecento e oggi raccolta nel Piano nazionale per l’economia sociale.
Una cooperativa rilancia il territorio
Il riconoscimento principale della giornata è andato ad “Atipiche”, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti, vincitrice del “Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026”. Il progetto mette la fermentazione al centro di un percorso che unisce produzione alimentare, cultura e valorizzazione delle risorse locali.
La cooperativa lavora su filiere brevi, laboratori, formazione sull’alimentazione, servizi di catering ed esperienze legate al territorio. Il modello coinvolge la comunità e trasforma competenze agricole tradizionali in strumenti per rafforzare l’economia rurale e mantenere vivi i luoghi.
Il premio è rivolto ad aspiranti imprenditori e realtà costituite da meno di 36 mesi che abbiano scelto la sostenibilità come elemento centrale della propria attività. Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha evidenziato che il radicamento locale può diventare un vantaggio competitivo solo se accompagnato da innovazione, preparazione manageriale, investimenti, competenze digitali e capacità di coinvolgere i giovani.
Abitare e inclusione restano sfide aperte
Nel confronto dedicato a chi rischia di rimanere escluso, Alessandro Maggioni, Anna Meli, Lorenzo Terzani e Alessandro Santoni hanno affrontato il tema della casa e dei divari territoriali. Terzani, presidente del Consorzio Fabrica, ha ricordato come le politiche abitative siano state considerate per molto tempo estranee al campo delle cooperative sociali, nonostante riguardino in modo diretto le fasce più fragili.
Anna Meli, presidente di COSPE, ha osservato che l’emergenza abitativa pesa soprattutto su precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi. Le difficoltà aumentano quando alla precarietà economica si aggiungono origine straniera, discriminazioni legate all’aspetto o problemi connessi al permesso di soggiorno.
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Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e sindaco di San Benedetto Val di Sambro, ha richiamato l’attenzione sulla libertà di scelta. I piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, condividono con il resto del Paese il rischio di esclusione e avranno un ruolo decisivo nelle prospettive future.
Energia, partecipazione e lavoro
La democrazia energetica è stata al centro di un altro appuntamento del festival, ospitato a Firenze nella terza giornata dei lavori. Una ricerca ha analizzato 351 Comunità Energetiche Rinnovabili, comprese quelle solidali e a impatto sociale, rilevando risultati migliori nei territori sostenuti da reti associative e istituzioni solide.
Secondo lo studio, i modelli partecipati e capaci di coinvolgere più soggetti generano risparmio, contrastano la povertà, favoriscono gli investimenti locali e rafforzano i legami sociali. La conoscenza dello strumento resta tuttavia limitata: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il livello più basso della rilevazione. Tra le proposte emerse figura il riconoscimento delle comunità energetiche come soggetti economici, con accesso alle risorse, obblighi di trasparenza e responsabilità verificabili.
Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato il caso dell’Amazzonia, dove vivono circa 20 milioni di persone e la maggioranza della popolazione risiede nella foresta anziché nei principali centri urbani. Per queste comunità, l’accesso all’energia rappresenta una questione democratica: pannelli solari, connessione internet e strumenti adeguati possono sostenere sia l’integrazione sia la valorizzazione delle attività locali.
Mantovani ha inoltre richiamato l’importanza di aiutare i produttori a conoscere il valore internazionale delle merci raccolte, dalle noci del Brasile alle materie prime utilizzate nella cosmetica. Certificazioni, assistenza lungo la filiera e maggiore consapevolezza dei prezzi possono impedire che il lavoro delle comunità venga sottopagato.
Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha sostenuto che gran parte delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. “Il problema è principalmente culturale”, ha detto, ricordando che in Italia risultano 300 GW di richieste di connessione a Terna per impianti rinnovabili, contro una potenza di picco compresa tra 45 e 50 GW. Realizzarne un decimo sarebbe già un risultato importante, ma servono anche competenze pratiche: tra le carenze più immediate ci sono gli elettricisti.
Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha infine ricordato il sostegno offerto dal Credito Cooperativo a cooperative e nuove imprese. Secondo i dati dell’Istituto Tagliacarne, i clienti di questo sistema crescono il 12% in più rispetto agli altri e sviluppano più relazioni. La Fondazione accompagna da anni le cooperative giovanili e, da cinque anni, anche le nuove imprese attraverso percorsi di formazione imprenditoriale.
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