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Attualità 2 min di lettura56 min fa

Pietracatella, il caso della ricina resta aperto: il dubbio di Di Pietro

L’ex pm invita alla prudenza: l’intossicazione è accertata, ma non ci sono ancora elementi sufficienti per parlare di omicidio volontario.

Le difficoltà nel raccogliere testimonianze non bastano, secondo Antonio Di Pietro, a trasformare Pietracatella in uno scenario legato alla criminalità organizzata. «Le risposte a volte non si ottengono perché uno non ne ha da dare, non sa niente. Immaginarsi Pietracatella come posto paramafioso è una capriola che non esiste», ha osservato l’ex pm di Mani Pulite.


Una comunità ancora sotto esame

Nel paese sono state ascoltate circa 200 persone, tutte come soggetti informati sui fatti. Per Di Pietro, il numero degli interrogatori dimostra soprattutto che gli investigatori non hanno ancora chiarito quale natura attribuire alla vicenda.

Restano infatti da verificare l’origine della ricina e le circostanze che ne avrebbero determinato la presenza. L’ex magistrato considera prematuro collegare automaticamente l’intossicazione a un’azione criminale, anche in assenza di risposte definitive da parte dei testimoni.


L’ipotesi volontaria non è provata

Di Pietro ha invitato a non anticipare le conclusioni giudiziarie e ha ribadito che, allo stato attuale, l’unico dato certo riguarda l’avvelenamento da ricina. «Fare supposizioni in assenza di prove, di esiti processuali, è inutile; è anzitempo dire che è stato un omicidio volontario», ha detto nell’intervista al Corriere della Sera.

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A suo giudizio, non si può però escludere neppure un’azione colposa. La sostanza potrebbe essere stata consegnata da qualcuno con un intento preciso, oppure essere arrivata accidentalmente attraverso un dono o un alimento preparato da un parente o da un conoscente.


Le domande ancora senza risposta

Il punto da chiarire è dunque se la ricina sia stata introdotta deliberatamente e, in quel caso, con quale obiettivo. Di Pietro ha spiegato che anche un prodotto ricevuto da una persona fidata può, in teoria, rivelarsi pericoloso senza che questo dimostri automaticamente la volontà di uccidere.

Per questo l’ex pm ritiene necessario attendere il lavoro degli inquirenti. L’accertamento scientifico sull’intossicazione rappresenta un elemento concreto, ma da solo non consente di sostenere che Pietracatella sia teatro di un omicidio volontario.

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