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Attualità 3 min di lettura56 min fa

Piazze e disordini: il sospetto russo arriva fino al Quirinale

Da Zelensky a Mattarella, passando per Borghi, cresce l’attenzione sulle possibili interferenze straniere nelle proteste e nelle violenze esplose in Italia e Francia.

Le proteste esplose in Italia e Francia aprono un interrogativo che va oltre l’ordine pubblico: dietro gli episodi di violenza potrebbe esserci anche un tentativo di sfruttare il malcontento per alimentare divisioni interne all’Europa. Nessuna prova definitiva indica una regia di Mosca, ma istituzioni e intelligence stanno valutando diverse piste.

A riportare il tema al centro del dibattito è stato Volodymyr Zelensky. In un’intervista ha sostenuto che il Cremlino utilizzi da tempo strumenti di guerra ibrida contro i Paesi europei, facendo leva su migrazione, religione, lingua e questioni di genere. Secondo il presidente ucraino, l’obiettivo sarebbe condizionare il dibattito pubblico attraverso televisioni, mezzi di informazione, internet e social network.

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Il Quirinale chiede cautela

Sergio Mattarella ha invitato a non fermarsi alla lettura immediata degli scontri. A Imperia, riferendosi alle violenze e ai vandalismi, il capo dello Stato ha parlato di episodi «inaccettabili» e ha chiesto «un’analisi intelligente e approfondita» prima di trarre conclusioni o adottare nuove misure sull’ordine pubblico.

Il presidente della Repubblica ha inoltre richiamato la necessità di una vigilanza capace di intercettare fenomeni inattesi e possibili infiltrazioni. Le sue parole, lette da ambienti politici e istituzionali, hanno alimentato il dubbio che dietro l’espressione “soggetti inediti” possa esserci anche un riferimento a interferenze straniere, pur senza un’accusa esplicita alla Russia.


Social e piazze nel mirino

Tra gli elementi osservati figurano i contenuti pubblicati da Aleksandr Dugin, ideologo russo che sui social ha celebrato i disordini e gli episodi di guerriglia urbana avvenuti in Francia e in Italia. A Napoli, intanto, al tavolo convocato in prefettura sui blocchi stradali legati al caro carburante ha partecipato Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania e console onorario della Federazione russa.

Questi elementi, da soli, non dimostrano un coordinamento da parte di Mosca. Le strutture di intelligence, su indicazione del governo, stanno tuttavia esaminando anche l’eventualità di manipolazioni della comunicazione digitale o di infiltrazioni nei cortei. Zelensky ha sintetizzato il rischio sostenendo che «i cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei governi», ma non dovrebbero essere guidati da campagne russe nelle loro scelte politiche.

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Borghi vede una possibile regia

Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, senatore e componente del Copasir, ha concentrato l’attenzione sulla scelta delle manifestazioni studentesche come scenario degli scontri. A suo giudizio, quelle iniziative risultano più esposte perché non dispongono dello stesso servizio d’ordine presente nelle manifestazioni sindacali, come quella della Cgil a Roma.

Borghi ha precisato di non possedere elementi sufficienti per attribuire i fatti a una regia straniera. Ha però osservato che Telegram e TikTok avrebbero agito da detonatori e che, accanto alla componente spontanea e ribellista, potrebbe esserci stato qualcuno interessato a provocare o orientare il caos. Il senatore ha inoltre chiesto di approfondire il fenomeno dei cosiddetti maranza e le informazioni preventive, accusando le istituzioni di concentrarsi soprattutto sulle conseguenze senza analizzare abbastanza le cause.


La posizione del Cremlino

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha descritto la situazione italiana e francese come vicina al caos. Nella sua ricostruzione, la Russia avrebbe interesse ad accentuare le fratture nelle società europee per indebolire la coesione dei Paesi che sostengono l’Ucraina.

La dinamica indicata da Peskov coincide, almeno sul piano teorico, con quella denunciata da Zelensky: sfruttare tensioni già presenti per amplificare lo scontro politico e sociale. Resta però da chiarire se gli episodi di violenza siano soltanto il prodotto di proteste spontanee oppure se, accanto al malcontento reale, siano intervenuti soggetti esterni per alimentarlo o indirizzarlo.

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