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Attualità 2 min di lettura23 set

Pezeshkian all’Onu: apertura al dialogo, ma niente imposizioni

Il presidente iraniano rilancia la via diplomatica e mette in guardia contro un ordine mondiale fondato sulla forza, citando anche lo Stretto di Hormuz.

All’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Masoud Pezeshkian ha cercato di fissare una linea netta: disponibilità a trattare, ma nessuna accettazione di rapporti basati sulla pressione militare. Nel suo intervento, il presidente iraniano ha insistito sul fatto che il XXI secolo non dovrebbe scivolare verso un modello dominato dai più forti.


La linea di Teheran

Pezeshkian ha presentato l’Iran come interlocutore aperto, parlando di dialogo, diplomazia e negoziati. Allo stesso tempo, ha respinto l’idea che la forza possa prendere il posto della legittimità o che la guerra sostituisca il confronto politico.

Tra i passaggi più duri del suo discorso, il presidente ha sostenuto che non andrebbe costruito un mondo in cui il terrorismo rimpiazzi la politica e i colloqui. In questo quadro ha lanciato anche un messaggio preciso: Teheran è pronta a sedersi al tavolo, ma non ad accettare imposizioni.


Il nodo dello Stretto di Hormuz

Un altro punto toccato da Pezeshkian riguarda lo Stretto di Hormuz, area strategica per i traffici energetici. Secondo il presidente iraniano, non è accettabile che alcuni attori abbiano accesso libero a quel passaggio e lo usino contro l’Iran.

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Nel suo ragionamento, quel corridoio marittimo verrebbe sfruttato per colpire Teheran, indebolirne la sicurezza e persino ostacolare l’accesso iraniano alle proprie vie d’acqua. Da qui la scelta di collegare il tema della sicurezza regionale alla richiesta di un confronto politico e non coercitivo.


Un messaggio rivolto al mondo

Il discorso all’Onu ha avuto quindi un doppio obiettivo: ribadire l’apertura iraniana al dialogo e, insieme, mettere in guardia contro un sistema internazionale percepito come sbilanciato a favore dei più forti. Pezeshkian ha legato le tensioni in Medio Oriente a una questione più ampia, quella dell’ordine globale.

La sua conclusione è stata costruita attorno a un concetto semplice: l’Iran, ha detto in sostanza, vuole parlare con tutti, ma senza rinunciare alla propria posizione né accettare un linguaggio fondato sulla forza.

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