Peste in Siberia, il dubbio sul laboratorio e il rischio reale
La morte di una tecnica dopo un possibile incidente riaccende il tema della biosicurezza, ma gli esperti ritengono contenibile l’eventuale focolaio.
La morte, avvenuta appena due giorni dopo il ricovero, ha fatto scattare l’allerta in Siberia orientale. La paziente, impiegata come tecnica di laboratorio nell’oblast di Irkutsk, aveva sviluppato una polmonite di origine ancora non chiarita. L’ipotesi al momento considerata è quella di un incidente all’interno di una struttura ad alta sicurezza, mentre il rischio di una nuova pandemia viene giudicato contenuto.
Il focolaio resta sotto osservazione
Circa 200 persone entrate in contatto con la vittima sono state sottoposte a monitoraggio. Inoltre, alcune strutture sanitarie della zona sono state messe in quarantena, così da ridurre la possibilità di ulteriori trasmissioni mentre proseguono gli accertamenti sull’agente responsabile.
Secondo Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il fatto che la paziente lavorasse in un laboratorio BSL-3 orienta soprattutto verso un’esposizione professionale. Non è però possibile stabilire, sulla base degli elementi disponibili, se il contagio sia avvenuto per la rottura di una provetta, durante una lavorazione sotto cappa, oppure a causa di una diversa contaminazione.
La rapidità non prova un ceppo nuovo
La peste non è una malattia confinata al passato: il batterio Yersinia pestis continua a circolare in alcune popolazioni di roditori, soprattutto in aree dell’Africa, delle Americhe e dell’Asia centrale. Il passaggio all’uomo avviene in genere attraverso le pulci, e nella steppa asiatica, vicino alle grandi catene montuose, sono documentati da secoli i principali serbatoi naturali del microrganismo.
La forma polmonare, diversamente da quella bubbonica trasmessa dalle pulci e da quella setticemica, può diffondersi attraverso le goccioline respiratorie. Rezza ha spiegato che l’esito rapido può essere compatibile con una grave infezione polmonare oppure con una setticemia, senza dimostrare di per sé la presenza di un batterio modificato o resistente agli antibiotici: «La progressione fulminante può dipendere da un distress respiratorio acuto comparso in poche ore o da una setticemia rapidamente insorta».
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Perché la pandemia appare improbabile
Gli esperti ritengono che un intervento tempestivo possa circoscrivere l’eventuale focolaio. L’indice di contagiosità della peste viene generalmente collocato tra 1,3 e 1,9; anche per la variante polmonare, secondo Rezza, il valore non sembra molto superiore a quello associato alla forma bubbonica. La bassa densità abitativa della Siberia orientale rappresenta inoltre un elemento che può facilitare il tracciamento dei contatti.
Sul web si sono diffuse ipotesi su esperimenti legati ad armi biologiche, richiamando precedenti sovietici e l’incidente di Sverdlovsk del 1979. Al momento, tuttavia, la spiegazione ritenuta più plausibile resta quella di un incidente durante un’attività di ricerca ordinaria: lavorare su un patogeno presente in natura è considerato scientificamente legittimo, anche se gli errori nei laboratori, pur rari, non possono essere esclusi.
Il nodo della trasparenza scientifica
La vicenda riporta comunque l’attenzione sul cosiddetto doppio uso della ricerca, cioè sulla possibilità che conoscenze e strumenti sviluppati per finalità scientifiche possano essere impiegati anche in ambito militare. Rezza invita a non alimentare ricostruzioni prive di conferme, ma considera concreto il rischio generale che un microrganismo modificato possa sfuggire al controllo: «Con il progresso delle nuove tecnologie, l’ipotesi di un agente potenziato o progettato intenzionalmente non appartiene del tutto alla fantascienza».
Per questo, accanto alle misure sanitarie immediate, l’epidemiologo chiede alle autorità informazioni rapide e complete sull’origine dell’infezione, sulle caratteristiche dell’agente coinvolto e sull’effettiva ampiezza dell’episodio. La priorità resta distinguere i dati verificati dalle speculazioni, senza sottovalutare le responsabilità legate alla sicurezza dei laboratori.
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