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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Pensioni, la sfida non è solo nei fondi: l’ipotesi per i neonati

La previdenza integrativa raggiunge quasi 11 milioni di aderenti, ma il confronto europeo e l’impatto dell’intelligenza artificiale aprono nuovi interrogativi

L’intelligenza artificiale potrebbe trasformare il lavoro e, di conseguenza, anche gli equilibri della previdenza. È questo uno dei temi sollevati da Gabriele Fava, presidente dell’Inps, mentre i fondi pensione italiani continuano ad aumentare iscritti e risorse.

A metà 2026 gli aderenti sono arrivati vicino a quota 11 milioni e il patrimonio destinato alle prestazioni ha raggiunto 273,2 miliardi di euro, con un incremento del 4,3% rispetto alla fine del 2025. La fotografia emerge dal rapporto realizzato da Deloitte e Mefop insieme ai principali operatori del settore.


Risparmio in crescita ma ancora distante dall’Europa

Il patrimonio accumulato nei fondi pensione italiani equivale all’11,6% del prodotto interno lordo. La proporzione resta molto più contenuta rispetto al 63,8% del Regno Unito e al 92,3% dei Paesi Bassi, dove l’adesione ai sistemi complementari è stata favorita per lungo tempo da meccanismi automatici o obbligatori.

L’Italia, insieme a Germania, Francia e Spagna, appartiene invece al gruppo dei Paesi in cui la partecipazione è meno diffusa. Anche la destinazione degli investimenti distingue il nostro sistema: circa 80 miliardi sono collocati in titoli di Stato, pari al 38,5% delle risorse complessive. Secondo l’analisi, una parte di questa esposizione potrebbe essere affiancata da strumenti alternativi rivolti a progetti di interesse pubblico, purché capaci di offrire rendimenti simili a quelli obbligazionari.

La crescita della previdenza integrativa, però, non ha ridotto la pressione sui conti pubblici. All’inizio del 2025 la spesa per le pensioni statali ha raggiunto 364,1 miliardi di euro e la sua incidenza sul Pil è salita di un punto. Tra gli undici Paesi europei esaminati, l’Italia ha registrato l’aumento più consistente.

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L’idea di Fava per le nuove generazioni

Nel ragionamento sul futuro, Fava ha indicato nell’intelligenza artificiale un fattore capace di modificare radicalmente l’occupazione e le entrate contributive. “Pensate a quando avremo i nostri gemelli digitali”, ha detto, sostenendo che le decisioni vadano prese mentre la situazione finanziaria del sistema previdenziale consente ancora di intervenire.

Il presidente dell’Inps ha inoltre ipotizzato di far partecipare alle forme di assistenza anche le imprese che ottengono profitti dall’utilizzo delle macchine intelligenti. La scelta, ha precisato, richiederebbe un intervento del legislatore e dovrebbe stabilire come trasferire alla collettività una parte del valore generato dalla tecnologia.

Tra le proposte rivolte ai giovani c’è anche un conto individuale da aprire alla nascita. “Il welfare del futuro si decide oggi, e si decide con i giovani. Servono nuovi strumenti”, ha affermato Fava, suggerendo una dotazione iniziale di 1.000 euro per ogni nuovo nato.

La somma sarebbe versata dallo Stato e potrebbe poi essere alimentata dai familiari. L’Inps avrebbe il compito di garantire tracciabilità e sicurezza senza occuparsi direttamente della gestione finanziaria: gli investimenti sarebbero affidati a un veicolo dedicato. L’ipotesi potrebbe essere valutata nella prossima Legge di Bilancio.

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