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Attualità 2 min di lettura20 min fa

Pensioni, il veto della Lega mette alla prova la manovra

Salvini insiste sull’uscita a 64 anni, mentre il governo valuta una tassa del 5% per i giovani alla prima assunzione e cerca un’intesa sui conti

La partita sulla previdenza rischia di diventare il principale ostacolo all’approvazione della legge di bilancio. La Lega chiede un intervento sulle uscite anticipate e, secondo diverse fonti, sarebbe pronta a non sostenere la manovra se il testo non includesse misure sulle pensioni.

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Pensioni, la richiesta che divide la maggioranza

Matteo Salvini ha riproposto la possibilità di andare in pensione a 64 anni, insieme a un ulteriore congelamento del collegamento tra requisiti pensionistici e aumento della speranza di vita. Anche una versione più prudente del progetto avrebbe però un impatto crescente sui conti pubblici: 600 milioni nel 2027, 1,2 miliardi nel 2028 e 1,5 miliardi nel 2029.

La proposta alternativa studiata da Giancarlo Giorgetti ricalcherebbe, in forma più leggera, il modello di quota 103, con l’obiettivo di contenere la spesa. Salvini, anche in vista del congresso della Lega a Milano, avrebbe tuttavia chiesto garanzie più nette. Fratelli d’Italia resta contrario a un intervento che potrebbe mettere sotto pressione il percorso di disciplina fiscale seguito negli ultimi quattro anni.

Il tema pesa ancora di più alla vigilia della valutazione di S&P prevista per il 13 novembre. L’Italia ha oggi un giudizio BBB+ con prospettive positive e un eventuale miglioramento riporterebbe il debito nazionale nella fascia più alta della classificazione dell’agenzia dopo 14 anni.


Per i giovani spunta l’aliquota ridotta

Più vicino all’intesa appare invece il capitolo dedicato ai giovani. Tra le ipotesi in crescita c’è una tassa piatta del 5% per chi ha meno di 30 anni e viene assunto per la prima volta, una soluzione sostenuta in particolare da Forza Italia.

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Sul tavolo figurano anche aiuti per il pagamento dell’affitto e per l’acquisto della prima casa. Le agevolazioni sarebbero calibrate sul reddito e rivolte soprattutto a lavoratori esposti a frequenti trasferimenti, come insegnanti e appartenenti alle forze dell’ordine.


Il governo cerca spazio per le altre priorità

Il confronto tra i partiti della maggioranza non ha ancora prodotto un impianto definitivo. Il vertice serale a Palazzo Chigi, al quale hanno partecipato Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Maurizio Lupi, Giancarlo Giorgetti, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, con Salvini collegato da Milano, ha lasciato aperti diversi nodi. La legge di bilancio dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri tra martedì e mercoledì, ma resta da chiarire anche la risposta europea sulla flessibilità e sull’uso della clausola energetica.

Le risorse dovrebbero essere distribuite tra famiglie, ceto medio, giovani, anziani, sanità e riduzione del costo dell’energia per cittadini e imprese. Il taglio dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro appare invece sempre più difficile e sarebbe ormai tramontata anche l’idea di attuarlo in due passaggi.

Restano possibili interventi più limitati, ma immediatamente percepibili: una detassazione parziale delle tredicesime, l’ampliamento dei benefici aziendali e delle misure di welfare, oltre a una tassa piatta sugli straordinari. La maggioranza valuta queste opzioni anche dopo le proteste dei giorni scorsi a Milano, Torino e Bologna, con l’obiettivo di concentrare gli stanziamenti sulle emergenze economiche e sociali ritenute prioritarie.

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