Pensioni e risparmi, la manovra amplia il conto
Tra indicizzazioni ridotte, imposte finanziarie e rinvii fiscali, solo una parte del gettito pesa davvero sugli istituti
La legge di bilancio per il 2027 trasferisce parte del costo della manovra su pensionati, risparmiatori e clienti delle imprese, oltre che su banche e assicurazioni.
La relazione tecnica distingue tra imposte definitive, incassi anticipati e somme ottenute modificando i comportamenti di chi investe o gioca. Ne emerge un quadro in cui il peso ricade spesso su chi ha meno possibilità di spostarsi, nota meno il prelievo o lo subisce nel tempo.
GioiaPura
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Una verifica per le coperture
Una possibile correzione consisterebbe nell’obbligare il governo a indicare, per ogni copertura superiore a 500 milioni, chi sostiene realmente il costo. La relazione dovrebbe separare le entrate permanenti da quelle soltanto rinviate e valutare anche le reazioni prevedibili di contribuenti, imprese e investitori.
La legge 196 del 2009 impone già di presentare dati, metodi e ipotesi nelle relazioni tecniche. Mancano però una distinzione tra chi versa materialmente il tributo e chi ne sopporta l’effetto, oltre a una stima dei comportamenti che potrebbero cambiare. Un’integrazione dell’articolo 17, accompagnata dal controllo dell’Ufficio parlamentare di bilancio prima del voto e da una verifica dopo due anni, renderebbe più visibili eventuali omissioni senza impedire al Parlamento di scegliere le singole misure.
Agevolazioni e costi distribuiti
Nel sistema fiscale italiano esistono circa 600 agevolazioni, per un valore complessivo vicino a 130 miliardi. L’Europa ha chiesto di riordinarle, ma la manovra ne introduce altre: i benefici hanno spesso destinatari riconoscibili, mentre il costo viene disperso tra molti contribuenti.
Tra gli effetti differiti figurano anche gli aiuti sull’elettricità destinati alle piccole e medie imprese. Nel 2029 e nel 2030 dovrebbero passare dal bilancio pubblico agli oneri di sistema, finendo quindi nelle bollette. Inoltre, le quote dei crediti del Superbonus utilizzabili nel 2027, per oltre 20 miliardi, verrebbero ripartite su dieci anni, con conseguenze per chi quei crediti li aveva acquistati.
Quanto pagano banche e assicurazioni
Il titolo politico che attribuisce agli istituti un incasso di 5,8 miliardi accorpa voci molto diverse. Le imposte aggiuntive definitive valgono circa 2,1 miliardi: 784 milioni arrivano dall’addizionale sul reddito, compresi 230 milioni a carico delle assicurazioni con scadenza nel 2028, mentre 1,33 miliardi derivano dalla limitazione permanente delle deduzioni Irap.
Altri 2,07 miliardi dipendono dal rinvio di deduzioni. Le banche potranno recuperare 868 milioni nel 2029 e nel 2030, mentre per il resto la tabella non indica una scadenza. Dai comparti vita delle assicurazioni arrivano poi 258 milioni legati all’imposta sulle riserve, somme che saranno recuperate come credito negli anni successivi e che la relazione stima quasi azzerate dal 2028.
Investimenti e pensioni sotto pressione
La parte restante, pari a 1,38 miliardi, viene dal raddoppio dell’imposta sulle transazioni finanziarie. Non grava direttamente sui bilanci bancari: colpisce chi compra azioni italiane. Su un acquisto di 10.000 euro nei mercati regolamentati, dove l’aliquota è dimezzata, il prelievo sale a 40 euro; prima della manovra dell’anno scorso era di 10 euro.
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La stima presuppone che gli investitori mantengano le abitudini attuali, anche se il costo dell’acquisto aumenta. Il 15 ottobre, nel Documento programmatico di bilancio trasmesso a Bruxelles, il governo indicava la legge sui capitali come strumento per favorire l’impiego del risparmio. La nuova tassa rende però più onerosa la scelta di comprare titoli di imprese italiane, mentre nello stesso provvedimento restano crediti d’imposta per le aziende della Zes.
Nel 2027 la rivalutazione piena delle pensioni sarà riconosciuta soltanto fino a quattro volte il trattamento minimo, circa 2.450 euro lordi mensili. Sopra quella soglia l’adeguamento diminuirà per fasce fino al 32 per cento, applicando la percentuale all’intero assegno, come già avvenuto nel 2023 e nel 2024.
La misura interessa trattamenti che rappresentano quasi metà della spesa previdenziale. Secondo i calcoli tecnici, produrrà un risparmio di 1,48 miliardi l’anno tra il 2027 e il 2029 e di 1,34 miliardi nel 2036; dopo le imposte, la riduzione equivale a circa 885 milioni annui. Nella stessa manovra è previsto un fondo da 850 milioni l’anno per future misure di uscita dal lavoro, che dovranno essere definite da una legge successiva.
Slot e gettito atteso
L’articolo 23 porta da 1 a 2 euro la puntata massima delle slot e raddoppia da 100 a 200 euro il limite della vincita. Il prelievo su slot e videolottery aumenta di un punto, ma scende al 20 per cento per gli apparecchi che restituiscono almeno il 70 per cento delle giocate.
Le entrate previste ammontano a 334 milioni nel 2027 e a 456 milioni quando il nuovo regime sarà applicato a tutti gli apparecchi. La stima considera una crescita del 30 per cento della raccolta delle slot e un’inversione rispetto al calo registrato negli ultimi anni.
Nei documenti contabili viene quindi considerato l’aumento del gioco, senza una valutazione dedicata agli effetti della dipendenza patologica. Gli eventuali costi per sanità, famiglie e servizi sociali ricadrebbero su bilanci diversi e in anni successivi.
La manovra raccoglie così 5,8 miliardi da voci eterogenee, ma soltanto 2,1 miliardi rappresentano un prelievo definitivo su banche e assicurazioni. Il resto combina recuperi rinviati, crediti fiscali e imposte destinate a incidere sulle scelte di pensionati, investitori e giocatori.
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