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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Pechino amplia le riserve e controlla gli investimenti minerari

La revisione di oltre 1.800 giacimenti ha aumentato soprattutto renio, oro e nichel, mentre crescono le acquisizioni all’estero

La Cina ha ampliato le proprie riserve di minerali critici e sta centralizzando la gestione degli investimenti minerari all’estero.

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Più regia sugli investimenti

La strategia di Pechino prevede un coordinamento statale delle operazioni internazionali, con l’obiettivo di ridurre i rischi e contenere la concorrenza tra le imprese cinesi attive fuori dai confini nazionali. L’iniziativa riguarda in particolare le materie prime che la Repubblica Popolare deve acquistare dall’estero.

Ad aprile è stato istituito un ufficio incaricato di seguire le attività internazionali delle principali aziende pubbliche. La struttura raccorda anche ministeri, banche e altri organismi governativi coinvolti nel sostegno alle operazioni oltreconfine.


Acquisizioni minerarie ai massimi

Un secondo organismo, la Guangyan International Investment Company, è nato a luglio con un mandato specifico nel comparto estrattivo. L’ente opera sotto l’indirizzo della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, l’apparato che sovrintende alla pianificazione economica cinese.

Secondo le informazioni riportate da Bloomberg, la società dovrebbe contribuire a uniformare il metodo con cui Pechino tratta gli accordi internazionali su commercio, estrazione e trasformazione dei metalli. Nel primo periodo del 2026 le acquisizioni cinesi nel settore hanno raggiunto 8,8 miliardi di dollari, il valore più alto dal 2018, secondo una ricerca del Rhodium Group pubblicata da CNBC.

Dan Wang, responsabile dell’area cinese dell’Eurasian Group, ha descritto una politica mineraria internazionale guidata dal governo, con minore autonomia per le singole società. La finalità è aumentare la presenza cinese nei Paesi produttori e attenuare l’impatto di sanzioni e ostacoli commerciali introdotti da Europa, Stati Uniti e Paesi alleati.

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Le riserve rivalutate

La revisione dei giacimenti è stata condotta dal Ministero delle Risorse Naturali della Repubblica Popolare nell’arco di un anno. I risultati, diffusi il 31 ottobre, hanno riguardato 17 minerali critici distribuiti in 27 province e regioni autonome.

L’operazione ha portato alla luce quantità rilevanti di renio, oro e nichel. Il primo è utilizzato nelle turbine, il secondo nella produzione di semiconduttori e il terzo nelle batterie. Le stime delle riserve di renio sono aumentate di oltre il 200%; per l’oro e il nichel l’incremento equivale, rispettivamente, a 50 e 30 grandi giacimenti.

Tra le altre materie prime interessate figurano gallio, indio, tantalio e vanadio. Nello Xinjiang è stato inoltre individuato un grande deposito di zirconio, impiegato per realizzare materiali capaci di resistere alle alte temperature nei settori nucleare e aerospaziale.


La dipendenza dalle importazioni

Il rafforzamento delle riserve interne interessa soprattutto nichel e zirconio, due minerali per i quali la Cina dipende in misura elevata dagli approvvigionamenti stranieri. Un rapporto della China International Engineering Consulting Corporation indica che nel 2025 la produzione cinese di nichel ha rappresentato appena lo 0,2% del totale mondiale, a fronte di una quota del 65,4% nella domanda globale.

Per lo zirconio la dipendenza è ancora maggiore: le importazioni coprono il 97,2% del fabbisogno nazionale. L’aumento delle disponibilità interne e il maggiore controllo sulle partecipazioni in società minerarie estere puntano quindi a rendere più stabile l’accesso cinese a queste risorse.

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