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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Pd, l'asse a sinistra mette a rischio i voti centristi

L'accordo con Rifondazione riaccende il confronto su Gaza, Ucraina e sui confini della coalizione progressista del Pd

L’apertura del Pd a Rifondazione comunista ha riacceso le tensioni sul perimetro della coalizione e sui consensi al centro.

Venerdì Elly Schlein incontrerà Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per avviare la stesura del programma comune. I partiti centristi, però, restano fuori dal tavolo, così come Maurizio Acerbo, almeno nella fase attuale.

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Il programma ancora da costruire

Il confronto sulla linea politica si è svolto anche a Orvieto, durante l’assemblea di LibertaEguale. Giorgio Gori e Marco Bentivogli hanno riportato l’attenzione sulle istituzioni, sull’economia e sulla necessità di far crescere il Paese prima di procedere alla redistribuzione della ricchezza.

Secondo l’impostazione emersa dall’incontro, la crescita dovrebbe tornare al centro dell’agenda della coalizione. È un tema che, nella lettura proposta, il tavolo progressista dovrebbe considerare nella definizione del programma.


Le tensioni nella maggioranza Pd

A Montepulciano, invece, una componente del partito vicina all’area Franceschini e alla sinistra interna ha discusso per tre giorni di linea politica e liste elettorali. Il documento approvato ha mostrato posizioni rigide sull’Ucraina e un orientamento molto favorevole alle istanze palestinesi.

Il raduno è stato interpretato soprattutto come una prova di forza in vista della composizione delle candidature. Sul piano dei contenuti economici e istituzionali, il confronto è apparso meno articolato rispetto a quello sviluppato a Orvieto.


Acerbo e Crisanti nel confronto

La collaborazione con Rifondazione è passata anche dalla disponibilità del senatore Andrea Crisanti, messo a disposizione per consentire la formazione del gruppo parlamentare e agevolare la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista. La scelta ha quindi avuto sia un risvolto tecnico sia un significato politico.

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Acerbo ha sostenuto che «Inneggiare al 7 ottobre non è reato. C’è chi inneggia a Israele e chi a Hamas. In una democrazia è assolutamente lecito». Le parole hanno suscitato malumori anche nell’area dirigente del Nazareno, sebbene le critiche non siano state espresse pubblicamente.

Successivamente il segretario di Rifondazione ha fornito una precisazione, senza però modificare in modo sostanziale il senso della sua posizione. Crisanti ha aggiunto: «È una questione dei palestinesi scegliere i propri rappresentanti. Se fosse Hamas, se lo hanno deciso loro, ben venga. Ma penso a una Hamas rinnovata, quella di oggi la considero un’organizzazione terroristica».


Il costo dell’allargamento

Le dichiarazioni hanno riaperto la discussione sulla linea politica scelta da Schlein. L’intesa con Rifondazione può essere letta anche in relazione alle primarie: conquistare il sostegno della sinistra radicale potrebbe rafforzare la segretaria tra gli elettori chiamati a votare ai gazebo.

Il vantaggio, tuttavia, non è garantito. I consensi ottenuti a sinistra potrebbero non compensare quelli persi tra gli elettori moderati, soprattutto se il Pd continuerà ad avvicinarsi alle piazze giovanili e alle posizioni più favorevoli alla causa palestinese, tema sul quale si è mosso anche Giuseppe Conte.

Filippo Sensi ha sintetizzato così il rischio: «Dobbiamo sapere che quando imbarchiamo tutto e il contrario di tutto, e in quel tutto e il contrario di tutto ci sono tante cose che sono agli antipodi rispetto ai valori che sosteniamo, si crea un rischio». Dall’esterno, preoccupazioni simili sono state espresse da Carlo Calenda e Pina Picierno.

L’allargamento della coalizione, nella ricostruzione politica proposta, può dunque trasformarsi in una perdita di identità. Schlein deve tenere insieme componenti con posizioni molto distanti, senza compromettere il rapporto con l’elettorato centrista.

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