Trump piace agli americani: il potere dell’estetica pacchiana
Le elezioni di metà mandato si avvicinano, ma le certezze sulla vittoria democratica ricordano gli errori del 2016
La forza elettorale di Donald Trump potrebbe stare proprio nel cattivo gusto che molti gli rimproverano. L’oro, gli eccessi e l’assenza di misura parlano a un elettorato che non si riconosce nello stile colto di Barack Obama.
GioiaPura
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Le profezie sbagliate sul voto
A una settimana dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, si moltiplicano le previsioni di una netta affermazione democratica. Le motivazioni sono note: gli elettori avrebbero ormai compreso gli errori di Trump e il presidente sarebbe spaventato dalla reazione popolare. La sicurezza con cui vengono esposte queste tesi ricorda però altre convinzioni rivelatesi infondate.
Nel 2016, durante una puntata di Saturday Night Live condotta da Dave Chappelle, uno sketch mostrava alcuni elettori democratici convinti della vittoria di Hillary Clinton. Discutevano soltanto sull’ampiezza del risultato e consideravano quasi impensabile un successo di Trump. Chris Rock e Chappelle giocavano proprio sul loro stupore di fronte a un’America che quei personaggi sembravano non conoscere.
La stessa certezza si è ripresentata due anni fa, quando molti davano per vincente Kamala. Anche il ricordo delle elezioni del 2008 è istruttivo: Matt Damon raccontava allora la paura per una possibile vittoria di John McCain e Sarah Palin. In tutti questi casi, le analisi hanno scambiato i propri desideri per una lettura attendibile dell’elettorato.
Il messaggio dell’oro
Barack Obama ha sostenuto alcuni candidati democratici nel fine settimana. Durante uno dei suoi interventi ha ironizzato sull’oro presente nella Casa Bianca dopo gli interventi voluti da Trump, osservando: «Sembra che Saddam Hussein abbia ristrutturato una Cheesecake Factory».
La battuta non prendeva di mira chi frequenta la catena di ristoranti. Il paragone funzionava perché la Cheesecake Factory è un luogo riconoscibile e popolare, mentre Saddam Hussein rappresentava l’idea di un dittatore che modifica un’istituzione americana secondo il proprio gusto vistoso. A distanza di quarantott’ore, tuttavia, il dibattito si è concentrato sul presunto disprezzo di Obama per la classe media.
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Alcuni commentatori hanno usato quelle reazioni per accusare l’ex presidente di essere elitario. Altri, invece, lo hanno difeso sostenendo che la battuta fosse corretta perché la catena avrebbe arredi pacchiani e perché apprezzarla sarebbe quasi una colpa. In entrambi i casi, il punto della similitudine è stato perso: la Casa Bianca era il ristorante, Trump il dittatore che la trasforma con troppo oro.
Il gusto che avvicina Trump
L’ostentazione di Trump non è un dettaglio marginale. Prima della presidenza, il suo appartamento nella Trump Tower mostrava soffitti bassi, superfici dorate e un gusto lontano dal minimalismo. Ma proprio quell’eccesso può risultare familiare a chi, disponendo di denaro, sceglierebbe a sua volta oggetti appariscenti e consumi vistosi.
L’idea che il cittadino comune, se diventasse ricco, comprerebbe il catalogo Adelphi invece di un bagno dorato appare poco credibile. Lo stesso vale per chi considera comprensibile il desiderio di possedere beni costosi e poi si stupisce che una parte dell’elettorato preferisca l’esibizione di Trump alle liste di libri pubblicate ogni anno da Obama.
Forse il consenso dipende anche dalla distanza percepita. Obama è elegante, fotogenico e capace di parlare senza inciampi; per questo può sembrare un modello irraggiungibile, più che un rappresentante. Trump, con la sua rozzezza esibita, appare invece accessibile proprio perché non cerca di correggere ciò che molti riconoscono come il proprio cattivo gusto.
La questione riguarda anche la comunicazione politica. Un recente confronto tra il sindaco di Torino e il presidente della Regione Piemonte ha colpito per la debolezza dell’oratoria di entrambi, al di là dello schieramento. Forse una parte del pubblico preferisce politici privi di eleganza, così come predilige romanzi semplici e film che spiegano ogni passaggio: prodotti che non fanno sentire inadeguati. Quel pubblico è anche elettorato.
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