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Attualità 2 min di lettura30 set

Paura in classe, poi la sentenza: 4 anni alla maestra di Taranto

I bambini hanno descritto punizioni con nastro adesivo e corde, minacce e conseguenze psicologiche durature: la supplente è stata condannata anche all’interdizione dai pubblici uffici.

Incubi, paura di essere toccati e persino il rifiuto di leggere ad alta voce: sono alcune delle conseguenze lasciate nei bambini dalle condotte di una supplente di matematica in una scuola elementare della provincia di Taranto. La donna, oggi 63enne, è stata condannata a 4 anni di reclusione per i maltrattamenti compiuti durante l’anno scolastico 2014-2015.


Il trauma è proseguito fuori dalla scuola

Dopo gli episodi, alcuni alunni hanno iniziato a manifestare stati d’agitazione improvvisi e difficoltà nel rapporto fisico con gli altri, arrivando a respingere anche le attenzioni dei familiari. In casa, inoltre, evitavano di leggere ad alta voce per il timore che un errore potesse provocare reazioni simili a quelle vissute in classe.

Per alcuni bambini si è reso necessario un percorso terapeutico, finalizzato ad affrontare gli effetti delle esperienze subite. Il quadro emerso ha quindi riguardato non soltanto le ore trascorse nell’aula, ma anche la vita quotidiana e le relazioni con i genitori.


Le accuse raccontate dagli alunni

A far emergere i fatti sono stati gli stessi bambini. Prima ne hanno parlato con un’altra docente, poi con le famiglie e, successivamente, durante l’incidente probatorio, procedimento che ha consentito di acquisire le loro dichiarazioni nel processo.

Secondo quanto ricostruito, la supplente reagiva inizialmente contro il materiale scolastico: quaderni e altri oggetti venivano lanciati dalle finestre oppure nascosti tra gli alberi vicini alla scuola. In seguito sarebbero state applicate punizioni fisiche con nastro adesivo da imballaggio e corde: in alcuni casi gli alunni venivano immobilizzati alle sedie o fissati alla porta con la bocca coperta. Ai bambini sarebbe stato anche intimato di non parlare, con minacce di essere allontanati dai genitori o mandati in carcere.

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La motivazione della condanna

Il processo si è svolto davanti al Tribunale di Taranto. Le famiglie degli studenti si sono costituite parte civile, mentre la docente è stata assistita dall’avvocato Valerio Sgarrino e i genitori dalla legale Viviana Rago.

Nella sentenza, la giudice Federica Furio ha descritto «un vero e proprio modello relazionale improntato alla mortificazione dell’alunno», fondato sulla paura e su pratiche coercitive ripetute. Per la magistrata, le vessazioni avrebbero creato nei minori «una stabile condizione di paura e sofferenza incompatibile con i doveri educativi connessi alla funzione docente».

La pena stabilita è di 4 anni di carcere, accompagnata dall’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. La supplente dovrà inoltre versare 5 mila euro a ciascuna famiglia ammessa come parte civile nel procedimento.

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