Patrimoniale, la sinistra si spacca: ora il Pd guarda alla Costituzione
Il documento dell’area Franceschini-Orlando-Speranza propone di riscrivere l’articolo 53, mentre gli alleati restano divisi sulla tassazione dei grandi patrimoni
La distanza sulla patrimoniale attraversa l’intero centrosinistra. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno messo sul tavolo un’imposta progressiva sulle ricchezze nette oltre 5,4 milioni di euro, insieme a una revisione dell’Irpef. Il progetto è stato presentato agli alleati il 2 ottobre e punta a riaprire il confronto con numeri e dati.
Giuseppe Conte, però, continua a respingere l’ipotesi di un prelievo sui patrimoni. Il 15 ottobre il presidente del Movimento 5 Stelle ha spiegato: «L’abbiamo studiata e ristudiata, quindi vorrei uscire dal quadro ideologico. Quando è stata fatta in Europa non ha mai funzionato, perché c’è un problema di calcolo del patrimonio. Secondo: i mega ricchi si spostano facilmente».
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La patrimoniale divide anche il centrosinistra
La posizione di Conte non coincide con quanto emerso nella consultazione della base pentastellata. Durante Nova, la proposta di introdurre una tassa sui grandi patrimoni era comparsa in 61 dei 107 resoconti territoriali, risultando quella concreta più frequentemente indicata.
Nel programma sottoposto al voto degli iscritti, tuttavia, la patrimoniale non è rimasta. Al suo posto è comparso un intervento più limitato, definito «prelievo progressivo sulle grandi attività finanziarie». Anche nel Partito democratico il tema non è condiviso: Elly Schlein ha manifestato disponibilità soltanto per una soluzione europea, precisando che la misura non fa parte delle proposte già concordate per il programma comune. Nell’area vicina a Roberto Speranza, invece, c’è chi sostiene apertamente un’imposta nazionale.
Il Pd punta sulla Carta
La novità contenuta nel documento dell’area che fa riferimento a Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza riguarda la revisione dell’articolo 53 della Costituzione. L’obiettivo è inserire i principi di «generalità e uniformità del prelievo», collegando la riforma fiscale alla riduzione delle disuguaglianze, alla crescita sostenibile e alla trasformazione ecologica dell’economia.
Oggi la Carta stabilisce che ogni cittadino contribuisca alle spese pubbliche in base alla propria capacità contributiva e che il sistema tributario segua il criterio della progressività. La modifica proposta rafforzerebbe l’idea che, a parità di capacità economica, debba corrispondere lo stesso trattamento fiscale. Il principio potrebbe quindi incidere sulla distanza tra l’Irpef applicata ai lavoratori dipendenti e i regimi sostitutivi utilizzati, tra gli altri, da molti titolari di partita Iva.
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La traccia lasciata da Visco
La formulazione non nasce da zero. Un documento di Articolo Uno del maggio 2021, elaborato da Vincenzo Visco, proponeva già di affiancare alla progressività i criteri di generalità e uniformità del prelievo. L’intento era introdurre una maggiore equità tra contribuenti con redditi equivalenti e rendere più selettive detrazioni, agevolazioni e incentivi.
Quel piano comprendeva anche una tassa personale progressiva sui patrimoni, distinta dall’imposizione sui redditi da lavoro. La franchigia sarebbe stata fissata a 250mila euro di ricchezza netta, con un’aliquota massima dell’1%; in parallelo, il progetto prevedeva l’abolizione dell’Imu e di altri tributi, mantenendo invariato il gettito complessivo.
Il documento presentato a Montepulciano
La proposta è inserita nel capitolo dedicato alla protezione sociale del manifesto «Pronti per l’alternativa». Il testo indica nella riforma fiscale uno degli strumenti per ampliare e rinnovare il sistema di welfare, ma non cita esplicitamente una patrimoniale sui grandi patrimoni.
Il documento è stato presentato a Montepulciano in occasione della tre giorni dell’area dem, iniziata venerdì 23 ottobre e destinata a concludersi domenica con l’intervento di Elly Schlein. La scelta di non inserire nero su bianco l’imposta patrimoniale lascia aperto il confronto interno al Pd e quello, più ampio, tra le forze del centrosinistra.
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