Parigi gli affida responsabilità prima del ruolo: la storia di Davide Carbone
A 29 anni, lo specialista di intelligenza artificiale ha trovato in Francia un percorso accademico rapido e un ambiente basato sulla fiducia.
La svolta professionale di Davide Carbone è arrivata quando l’università francese gli ha affidato compiti normalmente riservati a studiosi con più anni di carriera. A 29 anni, il ricercatore torinese insegna intelligenza artificiale a Parigi e si prepara al percorso per diventare professore di ruolo.
La fiducia arriva molto prima
Durante il postdoc, Carbone ha ricevuto l’incarico di seguire interi corsi magistrali. Doveva occuparsi del programma, delle lezioni, degli esami e dell’organizzazione complessiva dell’insegnamento, senza limitarsi alle esercitazioni.
All’inizio l’impegno lo ha messo alla prova, soprattutto perché si trattava delle sue prime esperienze con un livello simile di autonomia. Poi, racconta, il lavoro è diventato anche stimolante: la responsabilità era accompagnata dalla possibilità di decidere concretamente come impostare il corso.
“Fai come ritieni opportuno, organizza il corso come vuoi, organizza gli esami come preferisci”, gli è stato detto dal responsabile del master durante una videochiamata. Per Carbone, un approccio del genere dimostra che chi consegue un dottorato può essere considerato pronto a guidare un’attività didattica senza dover attendere un decennio.
Dal contratto breve al ruolo
Il trasferimento in Francia risale al marzo 2025. Carbone era arrivato con un accordo annuale e senza l’idea precisa di costruire lì il proprio futuro: l’ipotesi iniziale era fermarsi uno o due anni.
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Poco tempo dopo ha però superato una selezione che gli ha garantito un incarico postdoc della durata di quattro anni. In primavera è arrivata anche la convocazione per i concorsi destinati ai posti da professore di ruolo, un passaggio che lo ha sorpreso per la rapidità con cui si è concretizzato.
“Quando ho fatto la domanda quasi non ci credevo”, ha raccontato Carbone, spiegando che una posizione postdoc quadriennale ottenuta tramite concorso gli sarebbe sembrata difficilmente raggiungibile in Italia. La permanenza a Parigi, nata come esperienza temporanea, ha così assunto una prospettiva diversa.
Un modello diverso dall’Italia
Oltre alla durata degli incarichi, il ricercatore sottolinea il clima che ha trovato nell’ambiente accademico francese. La disponibilità dei colleghi, aggiunge, non viene meno quando serve un confronto o un suggerimento per affrontare una nuova responsabilità.
Il paragone con l’Italia riguarda soprattutto i rapporti gerarchici. Secondo Carbone, nel sistema francese il dottorato sembra bastare per ottenere fiducia operativa; nel contesto italiano, invece, peserebbero maggiormente le distanze tra i livelli accademici e il timore reverenziale verso chi occupa posizioni superiori.
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