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Attualità 3 min di lettura36 min fa

Garlasco, la pista dei minuti decisivi riapre il caso: cosa cambia

Una nuova analisi sui tessuti di Chiara Poggi colloca l’aggressione in un arco più lungo, mentre Luciano Garofano continua a indicare Alberto Stasi come responsabile.

Una nuova analisi medico-legale rimette in discussione uno dei punti centrali della ricostruzione del delitto di Garlasco: la durata dell’aggressione. Gli esami sui tessuti di Chiara Poggi suggeriscono infatti che la giovane possa avere resistito per un periodo compreso almeno tra 15 e 30 minuti, con una durata plausibile fino a un’ora.

Il dato si confronta con l’intervallo temporale finora considerato nelle sentenze, tra le 9.12 e le 9.36 del 13 agosto 2007. In quei 24 minuti Alberto Stasi, già condannato, avrebbe dovuto anche spostarsi tra la propria abitazione e quella della fidanzata. La nuova ipotesi, tuttavia, non coincide con l’idea di un’aggressione priva di reazione da parte della vittima.


I tessuti indicano una lotta prolungata

Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone hanno esaminato nuovamente cinque campioni prelevati dal corpo di Poggi e rimasti conservati per quasi 20 anni. La ricerca si è concentrata su due molecole, la selectina P e la selectina E, utilizzate per valutare la risposta dei tessuti viventi dopo una lesione.

La prima è stata individuata in tutti i campioni con una presenza abbastanza uniforme. La seconda, mai cercata nelle analisi originarie, è comparsa in tre preparati, seppure soltanto a un ingrandimento elevato. Secondo gli specialisti, la combinazione dei risultati è compatibile con una sequenza di traumi sviluppatasi per decine di minuti e non con un evento consumatosi in un arco molto breve.

Sul corpo della ventiseienne sono state inoltre rilevate ecchimosi e abrasioni, soprattutto sulle mani e sugli arti superiori. Questi segni vengono considerati coerenti con movimenti di protezione o con il tentativo di difendersi, mentre alcune particelle metalliche trovate su anca, braccio e coscia presenterebbero caratteristiche compatibili con quelle associate alla ferita cranica mortale.


Il Dna sulle unghie torna al centro

La presenza di lesioni da difesa offre anche una possibile chiave di lettura per il materiale genetico di Andrea Sempio rinvenuto sotto le unghie di Chiara. Secondo la ricostruzione sostenuta dai suoi consulenti, quei segni potrebbero invece dipendere da urti contro il pavimento o gli arredi della casa.

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La nuova consulenza propende però per una spiegazione diversa: almeno una parte delle ferite successive a quella alla testa potrebbe essere stata provocata durante una reazione della vittima, attraverso gesti di protezione del corpo o un contrasto diretto. Gli esperti escludono quindi che tutti quei traumi debbano essere ricondotti automaticamente a cadute accidentali o impatti contro le superfici dell’abitazione.


Garofano difende il lavoro del Ris

Luciano Garofano, che nel 2007 guidava il Ris di Parma, respinge le critiche rivolte alle indagini scientifiche dell’epoca. A suo giudizio, il fatto che oggi siano stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria anche dati capaci, in teoria, di favorire Stasi dimostrerebbe proprio l’assenza di manipolazioni da parte dei carabinieri. L’ex generale sostiene inoltre che i dati originari non vengono normalmente inseriti negli atti, ma consegnati quando vengono richiesti.

Garofano contesta anche la versione dell’ex vice Pizzamiglio, secondo cui all’epoca dei fatti si sarebbe trovato in Brasile. «Questo è completamente falso», ha affermato, spiegando di non avere mai effettuato verifiche autonome all’insaputa della procura. Ha poi negato di temere un coinvolgimento giudiziario e ha ribadito la propria fiducia nel lavoro svolto dal Ris.

Resta, nella sua ricostruzione, il nodo della bicicletta di Stasi. Garofano afferma che le analisi avrebbero individuato DNA di Chiara sui pedali e che gli esami successivi non avrebbero cancellato quel risultato, confermato anche dai consulenti della procura. Per questo, pur ammettendo che un’eventuale revisione di quel dato non basterebbe da sola a modificare l’intero quadro, conclude: «L’unico colpevole sia lui», riferendosi ad Alberto Stasi.

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