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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Paolo Jannacci senza filtri: il patto con papà Enzo e la svolta del disco

In “Scimmie ovunque” l’artista intreccia ironia, critica sociale e memoria familiare, affrontando femminicidio, autocensura e il rapporto speciale con Enzo Jannacci.

Paolo Jannacci mette al centro del suo nuovo album una domanda che riguarda ogni artista: quanto si può dire, oggi, senza lasciarsi frenare dall’autocensura? In “Scimmie ovunque”, composto da undici brani, convivono ironia, denuncia sociale, storie d’amore e il ricordo del padre Enzo. Il cantautore ha inoltre raccontato il legame complice con il genitore, il mancato approdo al prossimo Festival di Sanremo e la sua reazione ai disordini nel centro di Milano.

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Un album nato dall’urgenza

Il brano che dà il titolo al disco è arrivato soltanto alla fine del percorso creativo. Jannacci e l’autore Paolo Re avevano già scelto il nome dell’album, ma non avevano ancora scritto la canzone corrispondente. Il pezzo è nato in modo rapido e spontaneo, insieme a “La rosa e il fiorista”, e proprio questa genesi ha lasciato nell’artista la sensazione di un’energia particolare.

Nella canzone “Scimmie ovunque” e ne “Il mercato nero degli abbracci” emergono suggestioni visive riconducibili all’immaginario di Stanley Kubrick e George Orwell. Jannacci ha confermato che il richiamo è voluto: l’obiettivo era costruire un’atmosfera quasi cinematografica, capace di evocare una distopia anche senza affidarsi soltanto alla musica o alla scrittura poetica.

Il progetto comprende anche due collaborazioni. Elio partecipa a “Politically topless”, mentre Stefano Massini è coinvolto in “L’uomo nel lampo”, uno dei brani più intensi del lavoro, già presentato al Festival di Sanremo 2024 durante l’ospitata dei due artisti.


Il limite che l’artista si impone

Tra i temi affrontati nel disco c’è il femminicidio, che Jannacci considera una realtà impossibile da ridimensionare attraverso dispute linguistiche o politiche. Secondo il cantautore, la maggiore sensibilità di molte donne può trasformarsi in una vulnerabilità quando si trovano davanti a chi non sa comprenderla o la aggredisce.

Jannacci si è definito femminista, ricordando come le donne siano state per secoli subordinate, perseguitate e accusate di stregoneria. A suo giudizio, questa violenza storica nasce anche dal timore verso chi riusciva a mettere in evidenza aspetti scomodi della condizione umana.

Il rapporto con il politicamente corretto, invece, è segnato da una forte cautela. L’artista ha spiegato di sottoporre spesso le proprie frasi a un controllo preventivo, chiedendosi quale interpretazione negativa possano suscitare. Una pratica che considera poco utile per chi crea, pur riconoscendo l’importanza del gusto: la provocazione, sostiene, può funzionare soltanto quando è sostenuta dallo stile e non è fine a sé stessa.


La memoria di Enzo Jannacci

Nel disco trova spazio anche un omaggio al padre. Secondo Paolo, tra il periodo in cui Enzo era attivo e il presente non tutto è cambiato, ma in passato esisteva una libertà di pensiero percepita come più ampia. Già tra il 2005 e il 2006, lavorando come produttore, aveva iniziato tuttavia ad avvertire il peso crescente delle regole legate al linguaggio pubblico.

Quando gli chiedeva se una determinata cosa potesse essere detta, Enzo gli rispondeva: «Sì, perché sto dicendo la verità». Per Paolo, quella risposta riassumeva un principio fondamentale: un artista può anche essere scomodo, ma non dovrebbe costruire un messaggio falso o incoerente con ciò che pensa.

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Il loro legame era fatto di protezione reciproca. A ventidue anni, dopo essersi innamorato, Paolo decise all’improvviso di andare a vivere con la fidanzata; la madre si trovava lontano da Milano per assistere la nonna malata e il padre lo aiutò a mantenere il segreto. Quando la situazione venne scoperta, il momento si rivelò particolarmente complicato, ma il ricordo conserva ancora oggi un tono affettuoso.

«Mio papà mi ha sempre coperto e mi sarei buttato nel fuoco per lui», ha raccontato Jannacci parlando del loro rapporto. Anche durante gli anni della malattia di Enzo, Paolo scelse di non mostrare pubblicamente ciò che stava accadendo. La famiglia, ha spiegato, riusciva comunque a trovare un modo per sorridere delle difficoltà.


Sanremo resta un’ipotesi

Per la prossima edizione del Festival, Jannacci ha inviato due proposte a Stefano De Martino. La prima è “Il giorno prima”, una ballata composta da Emiliano Bassi con testo scritto da Paolo Jannacci e Paolo Re; la seconda è “Scimmie ovunque”, pensata per portare sul palco un’esibizione vivace e sorprendente.

L’artista non ha ricevuto riscontri sulle candidature. Se ci fosse stato interesse, avrebbe rinviato l’uscita del disco, già rimasta ferma per alcuni mesi. Ha però scelto di pubblicarlo perché sentiva il bisogno di farlo ascoltare e di esprimere ciò che aveva dentro, precisando che Sanremo non dovrebbe essere soltanto uno strumento promozionale, ma un’esperienza collettiva.

Nel frattempo, Jannacci porterà il proprio repertorio dal vivo il 3 novembre alla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, con lo spettacolo “Jannacci arrenditi! La città ascolta”.


Milano e la perdita di stile

L’artista ha commentato anche i disordini avvenuti nel centro di Milano, soffermandosi soprattutto sul coinvolgimento dei più giovani. La sua reazione è stata di dolore, fino quasi alle lacrime, davanti a episodi che ha letto come un cedimento del senso della misura e della cultura.

«Una perdita di stile quando i giovanissimi si sono messi a rubare le scarpe e a bruciare i libri», ha detto Jannacci. Il giudizio si inserisce nella sua idea di un’arte capace di affrontare anche argomenti duri, ma senza rinunciare all’educazione, alla responsabilità e a una forma di eleganza.

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