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Pandetta e «Mentalità mafiosa»: il dettaglio che riaccende il caso Miano

Un dialogo registrato in carcere e alcuni versi hanno portato gli investigatori a collegare il brano di Niko Pandetta a Sebastiano Miano, figura ritenuta vicina al clan Cappello-Bonaccorsi.

Sono 36 gli indagati nell’operazione Oltre il Villaggio, che ipotizza, a vario titolo, traffico di stupefacenti, reati legati alle armi, lesioni e minacce con l’aggravante del metodo mafioso. Niko Pandetta non è coinvolto in questo procedimento: per la rissa è stato condannato in appello, mentre in un diverso fascicolo, chiamato Abisso, risulta accusato di traffico di droga.

Nel materiale raccolto dagli investigatori compare anche un episodio legato a una canzone del cantante neomelodico. Il brano è «Mentalità mafiosa» e, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stato pensato come omaggio a Sebastiano Miano, conosciuto con il soprannome «Piripicchio».

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Il dialogo registrato dietro le sbarre

L’elemento centrale è una conversazione del 2023, quando Pandetta e Miano si trovavano entrambi detenuti. Gli inquirenti avrebbero interpretato quel colloquio come una conferma del destinatario del pezzo, poi ascoltato dal cantante al suo interlocutore.

Prima della riproduzione della canzone, Pandetta avrebbe commentato il brano con queste parole: «Auh… patto di sangue, la mala vita… è un mostro questa canzone». Il dialogo è stato inserito negli atti dell’indagine sul gruppo criminale ritenuto attivo a Catania.


I versi finiti nell’inchiesta

Tra le frasi del testo esaminate dagli investigatori c’è «È come me, lui è proprio come me. Storia pericolosa, mentalità mafiosa». La canzone richiama inoltre armi da fuoco, detenzione e un vincolo di lealtà tra persone indicate come «fratelli».

Nel brano vengono citati anche chi, dopo un arresto, non rivela i nomi degli altri, una «bandiera canadese sul cappello» e due spari esplosi da una motocicletta. Proprio l’insieme di questi riferimenti avrebbe portato gli investigatori a ritenere che il destinatario fosse Miano.

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L’organizzazione attribuita a Miano

Per la Procura, Sebastiano Miano avrebbe diretto una struttura impegnata nella distribuzione di droga nel quartiere Villaggio Sant’Agata. Il gruppo, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe avuto rapporti con il clan Cappello-Bonaccorsi.

All’interno della stessa indagine, a vari indagati vengono contestate condotte aggravate dal metodo mafioso. In alcuni casi viene ipotizzato anche il contributo alle attività del clan, il cui esponente storico indicato negli atti è Salvatore «Turi» Cappello, zio di Niko Pandetta.


La pista partita dall’Ecs Dogana

L’origine dell’inchiesta risale agli scontri avvenuti nell’aprile 2022 vicino all’Ecs Dogana, nella zona portuale di Catania. Dopo una lite tra gruppi rivali, due giovani furono colpiti da proiettili all’esterno del locale.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, le tensioni sarebbero state alimentate anche da un episodio precedente: alcuni ragazzi avrebbero ostacolato l’esibizione di Pandetta durante un concerto di Tony Effe. Nell’agosto 2022 il questore di Catania dispose per il cantante un Daspo.

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