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Attualità 3 min di lettura15 ott

Ora legale o solare? Il dato che riapre il caso del cambio d’ora

Il ritorno all’ora solare riaccende il confronto: i risparmi energetici si sono ridotti, mentre salute e attività commerciali spingono verso una scelta definitiva.

Il passaggio all’ora solare non è soltanto un appuntamento del calendario: riapre una discussione sulle conseguenze del doppio cambio annuale. Le audizioni svolte alla Camera indicano infatti che il sistema attuale potrebbe essere superato, ma non chiariscono quale alternativa scegliere tra ora legale e ora solare permanenti.

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette torneranno indietro di sessanta minuti: alle 3:00 si passerà nuovamente alle 2:00. Si concluderanno così i sette mesi iniziati il 29 marzo con l’ora legale. Il vantaggio immediato sarà un’ora di sonno in più; in compenso, alba e tramonto arriveranno prima rispetto ai mesi precedenti.

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I risparmi energetici ormai pesano meno

L’idea originaria dell’ora legale era sfruttare più a lungo la luce naturale nelle ore serali, contenendo il ricorso all’illuminazione artificiale. Secondo le valutazioni richiamate durante il confronto parlamentare, però, la diffusione di lampade e impianti più efficienti ha ridotto progressivamente il beneficio associato allo spostamento delle lancette.

Anche Terna, nella documentazione consegnata alla Camera, considera limitato il vantaggio sui consumi elettrici di un’ora legale permanente rispetto sia al sistema con due cambi stagionali sia all’ora solare fissa. La società collega questa contrazione soprattutto al miglioramento delle tecnologie e dei sistemi per illuminare gli ambienti. La CGIL ha inoltre ricordato che il risparmio resta la motivazione storica alla base del cambio d’orario.


Più luce la sera, possibili effetti sul commercio

Confesercenti e Confcommercio hanno segnalato un possibile effetto positivo dell’ora legale permanente sulle attività commerciali. Una maggiore disponibilità di luce nel pomeriggio potrebbe incentivare le persone a uscire dopo il lavoro e a trattenersi più a lungo nelle aree dedicate agli acquisti.

Le due organizzazioni hanno indicato anche ricadute sulla percezione di sicurezza e sulla vitalità di strade commerciali e centri storici. Si tratta, tuttavia, di uno dei diversi elementi da confrontare con gli effetti sanitari, sociali, produttivi ed energetici delle due possibili soluzioni.

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La salute spinge oltre il doppio cambio

Sul piano medico, numerosi esperti e organismi scientifici hanno manifestato una posizione convergente: le due modifiche annuali dell’orario possono creare difficoltà nei giorni successivi e il modello attuale dovrebbe essere superato. Tra i soggetti ascoltati figurano l’Accademia Italiana di Medicina del Sonno, specialisti dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, Domenico Maurizio Toraldo, Giovanni Esposito e la Società Italiana di Medicina Ambientale.

Il consenso sull’abolizione dei passaggi stagionali non coincide però con un’indicazione univoca sull’orario da mantenere. L’Accademia Italiana di Medicina del Sonno ha distinto i due temi e ha definito «l’ora solare permanente» la scelta più prudente per sonno, ritmi circadiani e salute pubblica, in mancanza di prove chiare a favore dell’ora legale fissa. Una valutazione analoga è stata espressa anche dal direttore del Centro per la narcolessia e i disturbi del sonno dell’istituto bolognese.


La decisione resta ancora aperta

L’indagine conoscitiva della commissione Attività produttive della Camera, promossa dal deputato Andrea Barabotti, ha registrato una sostanziale convergenza sull’opportunità di eliminare il doppio appuntamento annuale. La commissione ha evidenziato sia i costi organizzativi ricorrenti sia le criticità sanitarie legate alle fasi di adattamento.

Rimane invece da stabilire quale regime adottare in modo permanente. La Camera ha quindi prospettato una fase di sperimentazione e una valutazione separata delle conseguenze delle due opzioni, considerando anche le differenze territoriali. Il ritorno di ottobre riporta così al centro una scelta ancora priva di una soluzione condivisa.

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