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Attualità 4 min di lettura38 min fa

24 Grana, dopo 12 anni torna la voce che non fa sconti

Con Bidonville la band napoletana riunisce le proprie anime musicali e affronta guerre, crisi climatica e responsabilità collettive.

Dodici anni di silenzio discografico non hanno spento l’urgenza dei 24 Grana. Al contrario, il ritorno della formazione napoletana nasce proprio dal bisogno di rimettere in circolo esperienze, domande e una visione del presente maturata lontano dai riflettori. Il risultato è Bidonville, album composto da undici brani e anticipato da Stadera.

Il nuovo lavoro riporta al centro una musica civile, capace di intrecciare dimensione personale e questioni collettive. La band, attiva da circa trent’anni, osserva un periodo segnato da conflitti, crisi ambientale e trasformazioni profonde, scegliendo ancora una volta di affidare alla canzone il compito di interrogare chi ascolta.

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Un ritorno nato dalla necessità

Per Giuseppe Fontanella la lunga pausa ha lasciato sedimentare molto materiale umano e creativo. I componenti si sono ritrovati alcuni anni fa e hanno avuto bisogno di tempo per recuperare la sintonia, tanto sul piano musicale quanto su quello affettivo. Solo dopo questo riavvicinamento è emersa la volontà di tornare a comporre insieme: «Abbiamo tante cose da dire perché come 24 Grana siamo stati fermi tanti anni».

La ripresa non è stata quindi il frutto di una decisione improvvisa. Il gruppo ha dovuto ricostruire una voce comune, riattivando abitudini e sensibilità condivise. Da questo percorso è arrivata la scelta di trasformare il nuovo materiale in un disco capace di raccontare il presente senza rinunciare alla poetica che ha sempre caratterizzato la band.

Francesco Di Bella spiega che l’idea politica del progetto si è rafforzata anche osservando il pubblico dei concerti, dove sono comparsi molti ragazzi. Secondo il cantante, quella presenza segnala l’esistenza di uno spazio comunicativo ancora scoperto: le nuove generazioni cercano artisti disposti a parlare di conflitti, disuguaglianze e territorio, oltre la semplice dimensione dell’intrattenimento.


Guerre e clima dentro le canzoni

Il titolo Bidonville richiama l’uso distruttivo che gli esseri umani fanno delle città, delle terre e del pianeta. Nel ragionamento della band Napoli viene accostata alle periferie più degradate del mondo, mentre Gaza diventa uno dei luoghi attraverso cui leggere una condizione storica più ampia. Il disco tiene insieme questi piani senza separarli dalla vita quotidiana.

Di Bella lega infatti il progetto a una fase segnata da troppe guerre, bombardamenti e dall’aumento delle temperature globali. La musica, osserva, può raggiungere le persone con una forza diversa da quella di un dibattito o di un testo scolastico. Per questo i 24 Grana sentono di avere una responsabilità: la visibilità conquistata negli anni permette loro di portare determinate urgenze all’attenzione del pubblico.

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Fontanella respinge l’idea che chi suona debba limitarsi a esibirsi senza esprimere opinioni. Ogni artista, sostiene, possiede una voce anche come individuo e può usarla attraverso il proprio linguaggio. I 24 Grana non si sono mai considerati una formazione militante nello stesso senso dei 99 Posse, ma hanno affidato alla scrittura di Di Bella il compito di partire da episodi minimi per arrivare a significati più universali.


La musica può ancora cambiare sguardi

Alla domanda sull’efficacia delle canzoni nel modificare la percezione di chi ascolta, Di Bella risponde senza escludere questa possibilità. Cita i Kneecap come esempio di un’esperienza capace di affrontare con decisione temi politici e sociali, e osserva che oggi esiste sia il bisogno di esprimersi sia un pubblico potenzialmente pronto a comprendere quei messaggi.

Il rapporto con il palco resta, intanto, il ricordo più intenso per Fontanella. Dopo tre decenni di attività, la scena continua a portare con sé paura, tensione ed entusiasmo: all’inizio del concerto sembra difficile sostenere due ore di emozione, ma durante il bis il tempo appare già insufficiente. Di Bella lega invece la memoria più significativa a un Capodanno trascorso a Termini Imerese, dove il gruppo suonò durante l’occupazione di una fabbrica. In quell’occasione la band comprese quanto il proprio percorso avesse lasciato tracce sul piano umano.


Una lingua già oltre il margine

Nel bilancio della loro storia rientra anche l’evoluzione della musica in napoletano, oggi presente nelle classifiche e nell’industria con artisti come La Niña, Nu Genea, Liberato e Geolier. I 24 Grana non rivendicano però un ruolo isolato: Di Bella racconta piuttosto una formazione costruita mettendo insieme influenze diverse e materiali provenienti da epoche e tradizioni differenti.

Nel repertorio iniziale trovarono spazio anche brani di Rosa Balistreri, una nuova versione di Vesuvio dei Zezi e Il canto dello scugnizzo dei Musica Nova. Era un modo per accogliere un lessico contadino e popolare dentro una ricerca sonora personale. La stessa attitudine attraversa Bidonville, dove la memoria della band incontra le crisi del presente e una generazione giovane che continua a cercare parole per descriverle.

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