Onu, Tajani avverte: la minaccia russa pesa sull’Europa
Al Consiglio di sicurezza, il ministro degli Esteri rilancia Ucraina, Gaza, AI e riforma delle Nazioni Unite, chiedendo regole comuni e più spazio al dialogo.
Tajani ha legato il dossier tecnologico alla tenuta dell’ordine internazionale, sostenendo che sull’intelligenza artificiale servano criteri condivisi prima che a imporli siano i più forti. Per il ministro degli Esteri, infatti, l’innovazione va governata con trasparenza, controllo, sicurezza e tutela della proprietà intellettuale, senza affidarsi a vincoli solo burocratici.
Secondo il titolare della Farnesina, l’effetto più rischioso sarebbe la nascita di nuove disuguaglianze e di dipendenze ancora più marcate, con conseguenze che potrebbero toccare professioni, informazione e perfino i processi decisionali automatizzati. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che la tecnologia può aprire prospettive importanti in sanità, ricerca, scuola, industria e ambiente, purché non venga consegnato il futuro “senza regole”.
La linea italiana su Ucraina e sicurezza europea
Nel passaggio sull’Ucraina, Tajani ha chiarito che l’Italia resta al fianco di Kiev e del suo popolo, ma senza considerarsi in conflitto con Mosca. Ha definito “ingiusti” gli attacchi russi contro infrastrutture civili ed energetiche e ha ribadito che l’obiettivo di Roma è una pace solida e duratura.
Da New York, durante il Consiglio di sicurezza dell’Onu, il ministro ha messo in relazione la guerra con una “crescente minaccia ibrida” attribuita alla Russia, giudicata un pericolo per la sicurezza del continente. Ha poi invitato il Cremlino a un atteggiamento serio nei negoziati, ricordando che il sostegno al dialogo rimane fermo ma che Mosca, da membro permanente del Consiglio, porta con sé una responsabilità particolare.
Gaza, grano e riforma dell’Onu
Sul Medio Oriente, Tajani ha sostenuto che la tregua a Gaza non basta a fermare le sofferenze e che occorre accelerare. Ha chiesto un cessate il fuoco immediato, il passaggio degli aiuti umanitari e il disarmo di Hamas, indicandolo come passaggio necessario per arrivare a una soluzione basata su due Stati.
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Il ministro ha poi richiamato l’attenzione sulle ricadute del conflitto anche fuori dall’Europa, soprattutto sui flussi di grano e cereali ucraini e sui prezzi di beni essenziali come pane e fertilizzanti. Per rispondere a questa emergenza, ha ricordato la Coalizione di Roma, nata per facilitare l’accesso ai prodotti agricoli, ridurre le tensioni e trovare rotte alternative per gli scambi.
Più avanti, Tajani ha toccato anche il tema della riforma delle Nazioni Unite, denunciando un’istituzione che spesso appare paralizzata. L’Italia, ha spiegato, vuole un Consiglio di sicurezza più rappresentativo e più responsabile, non un organismo “ancora più esclusivo”, ma uno dei cardini di un rinnovamento profondo che il nuovo segretario generale dovrebbe portare avanti.
Il richiamo finale alla diplomazia
Nel suo intervento, Tajani ha insistito anche sul ruolo dell’Europa, che a suo giudizio deve stare al centro delle decisioni sulla sicurezza del continente. La formula è netta: niente decisioni sull’Ucraina senza l’Ucraina e nessuna scelta sulla sicurezza europea senza l’Europa.
Ha inoltre accolto gli appelli alla pace lanciati da Papa Leone XIV, definendo la diplomazia l’unica strada praticabile. In chiusura ha ribadito che la pace non è mai acquisita per sempre e che va difesa ogni giorno, con pazienza e determinazione, un messaggio che l’Italia, ha detto, porta a New York insieme all’impegno per sostenere Kiev, favorire il negoziato e continuare la ricostruzione.
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