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Onu, il nome che può rompere il tabù: Grynspan in testa

La diplomatica costaricana è la favorita nella selezione per il vertice delle Nazioni Unite, ma il sostegno dei cinque membri permanenti resta decisivo.

Il 61% dei cittadini vorrebbe vedere una donna alla guida delle Nazioni Unite. È il dato di un sondaggio della Fondazione delle Nazioni Unite, diffuso martedì, mentre il premier spagnolo Pedro Sanchez e la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera hanno sostenuto pubblicamente la stessa richiesta. «È tempo che accada», ha detto Jafar Javan, già direttore dello Staff College dell’Onu e oggi docente alla IE University di Madrid.

La possibile svolta non avrebbe soltanto un valore simbolico. Secondo Javan, la futura Segretaria generale dovrebbe rilanciare un’organizzazione indebolita dai veti delle grandi potenze, ridurre la burocrazia e rendere l’Onu più pronta a intervenire nei conflitti.


Il fattore Trump può cambiare tutto

Nonostante il vantaggio accumulato, Rebeca Grynspan non può ancora considerare acquisita la nomina. Per diventare Segretaria generale dovrà ottenere il via libera dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza: Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito. Il loro diritto di veto può infatti fermare anche una candidatura sostenuta dalla maggioranza degli altri Paesi.

Nei mesi scorsi Donald Trump aveva lasciato intendere di non apprezzare particolarmente nessuno dei nomi ufficialmente in corsa. Dal suo entourage era persino circolata sul New York Post l’ipotesi di portare al vertice dell’Onu Gianni Infantino, presidente della Fifa. La proposta non ha avuto seguito, anche alla luce delle difficoltà che hanno coinvolto il dirigente sportivo.

Secondo Javan, il principale ostacolo per Grynspan potrebbe ancora arrivare da Washington. Francia e Regno Unito, invece, difficilmente avrebbero motivo di opporsi a una figura con un profilo internazionale così ampio. Mosca e Pechino non hanno finora espresso una posizione pubblica sulla diplomatica costaricana.


La carta del nome inatteso

Il calendario lascia poco spazio alle manovre. Per garantire l’insediamento del nuovo Segretario generale dal 1° gennaio 2027, il Consiglio di sicurezza dovrebbe concludere la scelta entro novembre. Un candidato alternativo avrebbe dunque bisogno di essere presentato in tempi brevi e di raccogliere rapidamente il consenso necessario.

Javan ha segnalato la possibile comparsa di figure non ancora emerse nel dibattito, alcune delle quali considerate gradite agli Stati Uniti. In uno scenario del genere, Donald Trump e Xi Jinping potrebbero essere chiamati a cercare un compromesso su un nome rimasto finora ai margini o su una candidatura completamente nuova. La decisione del Consiglio di sicurezza dovrà poi passare dall’Assemblea generale.


Perché Grynspan è favorita

La candidatura della 70enne costaricana si è rafforzata durante le votazioni informali e segrete con cui i membri del Consiglio di sicurezza stanno valutando i concorrenti. Nel quarto scrutinio, svolto martedì al Palazzo di Vetro, ha ricevuto 10 giudizi favorevoli, tre contrari e due schede senza valutazione.

Il risultato conferma una tendenza già comparsa nella prima consultazione, organizzata il 30 luglio, quando Grynspan aveva ottenuto 10 consensi favorevoli su 15 voti. Non è però noto se tra i tre Paesi che hanno manifestato riserve vi sia una delle potenze dotate di veto.

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La sua esperienza è uno degli elementi che ne sostengono la candidatura. Grynspan è stata vicepresidente del Costa Rica tra il 1994 e il 1998, ha ricoperto incarichi di vertice nel Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e nel Segretariato Generale Ibero-Americano. Dal 2021 dirige la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo.

«Rebeca Grynspan è un’eccellente candidata», ha osservato Javan, ricordando la sua esperienza di governo, la conoscenza delle dinamiche interne all’Onu e la competenza sui principali dossier geopolitici. Per l’esperto, tuttavia, le credenziali personali non basteranno senza l’intesa con tutti i membri permanenti.


Gli altri nomi perdono terreno

All’inizio del percorso erano sette le candidature presentate per sostituire Antonio Guterres, il cui mandato termina il 31 dicembre. A partire dalla fine di luglio, i Paesi del Consiglio di sicurezza hanno iniziato a ridurre il numero dei profili attraverso consultazioni riservate.

In questi scrutini ogni Stato può indicare se incoraggia, scoraggia o non ha un’opinione sul singolo candidato. Il peso politico maggiore appartiene naturalmente a Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito, che possono bloccare la nomina con il veto.

Le prime votazioni hanno ridimensionato due figure molto conosciute. Michelle Bachelet, ex presidente del Cile e già Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, si è ritirata a settembre dopo aver constatato il consenso limitato. Rafael Grossi, diplomatico argentino alla guida dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica dal 2019, oscilla invece tra il terzo e il quarto posto e resta ancora in gara.

Più distante appare il gruppo formato da Macky Sall, già presidente del Senegal, Olara Otunnu, ex diplomatico ugandese, Maria Fernanda Espinosa, già ministra degli Esteri dell’Ecuador, e Ivonne A-Baki, anche lei diplomatica ecuadoriana. L’unica concorrente ad aver mantenuto un passo vicino a Grynspan è Carolyn Rodrigues-Birkett, 52 anni, ex ministra degli Esteri della Guyana e poi dirigente della Fao.

Se la diplomatica costaricana riuscisse a superare gli ultimi passaggi, diventerebbe la prima donna a guidare le Nazioni Unite. Dal 1946, infatti, il ruolo è stato affidato soltanto a uomini: nove Segretari generali su nove.

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