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Attualità 2 min di lettura19 ott

Oleshky senza scampo: la tregua è l’unica via per salvare i civili

Il nunzio apostolico racconta l’isolamento della città sul Dnepr, dove mancano cibo, elettricità e collegamenti mentre i combattimenti impediscono ogni evacuazione.

Per mettere in salvo gli abitanti di Oleshky servirebbe una sospensione concordata delle ostilità. Monsignor Visvaldas Kulbokas ritiene necessario creare una zona protetta e aprire un corridoio umanitario per almeno due o tre giorni, così da consentire l’arrivo degli aiuti e la partenza di chi vuole lasciare la città.

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Evacuare è quasi impossibile

L’uscita dei civili rimane tuttavia estremamente rischiosa. Chi riesce a scappare deve attraversare aree minate e percorrere strade dove possono essere presenti ordigni inesplosi; secondo il nunzio, in molte zone non è possibile sapere con certezza dove siano stati collocati gli esplosivi.

Anche le organizzazioni umanitarie non riescono più a raggiungere la popolazione. In passato alcuni transiti erano ancora praticabili, ma l’aumento dei combattimenti ha chiuso quei varchi: i volontari non possono entrare e gli abitanti non hanno più una rotta sicura per uscire.


Aiuti bloccati dal fuoco

Oleshky si trova vicino alla linea del fronte, lungo il Dnepr, in un’area colpita duramente dalla guerra. I rifornimenti non arrivano quasi più neppure dai territori sotto controllo russo, perché gli scontri rendono impraticabile qualsiasi spostamento; il sacerdote presente sul posto, inoltre, non riesce più a comunicare con Kulbokas e potrebbe non disporre nemmeno dell’elettricità.

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Per consegnare viveri si tenta di ricorrere ai droni, impiegati da entrambe le parti. Ma i velivoli vengono spesso abbattuti dal fronte opposto e solo in rare occasioni un carico riesce a raggiungere la destinazione: la città appare così isolata come un’isola, senza collegamenti affidabili con l’esterno.


Cibo ormai introvabile

La conseguenza più grave riguarda le scorte alimentari, ormai esaurite. «Gli abitanti hanno mangiato persino i cani e i piccioni, perché non è rimasto praticamente nulla», ha riferito il nunzio, descrivendo una situazione che considera drammatica; qualche piccolo invio di cibo arriva occasionalmente dal cielo, ma non basta a sostenere la popolazione.

È in questo quadro che Leone XIV ha rivolto personalmente a Vladimir Putin la richiesta di una tregua umanitaria. Per Kulbokas, senza un accordo tra le due parti non sarà possibile né distribuire rifornimenti sufficienti né permettere ai civili di abbandonare l’area in condizioni di sicurezza.

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