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Attualità 2 min di lettura49 min fa

Oleshky senza cibo: Picierno digiuna per fermare l’emergenza

La vicepresidente del Parlamento europeo lancia uno sciopero della fame per chiedere una tregua, l’ingresso degli aiuti e l’evacuazione dei civili intrappolati.

A Oleshky la crisi umanitaria ha raggiunto un punto estremo: migliaia di persone sarebbero senza rifornimenti e impossibilitate a lasciare la città occupata. Per richiamare l’attenzione sulla situazione, Pina Picierno ha annunciato uno sciopero della fame e ha chiesto un intervento immediato dell’Europa.

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La fame come ultima emergenza

La vicepresidente del Parlamento europeo e leader di Spazio Pubblico sostiene che il tempo delle sole dichiarazioni sia terminato. «Non bastano le parole, dobbiamo mettere in campo anche i nostri corpi per salvare gli ucraini di Oleshky», ha affermato in un’intervista, spiegando di voler trasformare il digiuno in un atto politico e nonviolento.

Picierno ha collegato la sua iniziativa all’appello di Papa Leone XIV per una tregua nella zona. L’obiettivo, ha chiarito, è ottenere l’apertura di corridoi per portare alimenti e medicinali e consentire l’uscita di chi desidera abbandonare la città, nella speranza che altre persone scelgano di unirsi alla protesta.


Oleshky isolata da mesi

Prima dell’invasione Oleshky contava 24mila abitanti; oggi, secondo i dati citati da Picierno, vi rimangono circa 1.700 persone, tra cui 47 bambini. La città è sotto il controllo russo dall’inizio della guerra e da mesi risulta tagliata fuori dai rifornimenti e dai contatti con l’esterno.

L’ultimo convoglio di aiuti alimentari sarebbe arrivato il 26 maggio. Chi è rimasto rischia così la morte per fame, mentre il tentativo di fuga espone al pericolo delle mine. Per Picierno, Oleshky rappresenta la conseguenza più drammatica dell’isolamento imposto ai civili nei territori occupati.

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L’accusa contro Trump e Putin

Nel suo intervento, Picierno ha criticato anche l’accordo raggiunto da Donald Trump e Vladimir Putin. A suo giudizio, quell’intesa dimostrerebbe una convergenza politica tra il presidente statunitense e il Cremlino, con l’obiettivo di rafforzare la Russia e mettere sotto pressione le democrazie liberali.

La vicepresidente ha inoltre accusato la propaganda russa e la prudenza di alcuni esponenti politici di aver reso meno acceso il dibattito sulla guerra, dopo quasi cinque anni di conflitto. Il sostegno del Parlamento europeo all’Ucraina, ha ricordato, non è mai venuto meno, ma ora servirebbe una risposta politica più incisiva da parte dell’Europa.


Diplomazia senza resa

Picierno definisce il digiuno uno strumento diplomatico e pacifico, non un gesto simbolico privo di conseguenze. «Una diplomazia senza difesa ha un altro nome: resa», ha detto, contestando l’idea che negoziare significhi semplicemente cedere davanti al più forte.

La sua richiesta resta concentrata su tre passaggi: una tregua immediata a Oleshky, l’accesso di cibo e medicine e la possibilità per i civili di mettersi in salvo. «Il negoziato va chiuso subito», ha concluso, chiedendo che l’emergenza della città torni al centro dell’attenzione internazionale.

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