Obama accusa Israele, Netanyahu replica: «La nostra terra non è rubata
L’ex presidente statunitense parla di terre sottratte ai palestinesi, mentre il premier israeliano difende il legame storico del popolo ebraico con la Giudea.
«Questa è la nostra patria, si chiama Giudea»: con queste parole Benjamin Netanyahu ha rivendicato il legame del popolo ebraico con quella terra, respingendo le accuse di appropriazione rivolte a Israele. Il premier ha affidato la sua risposta a un video pubblicato su X.
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Obama riapre il tema delle terre
Due giorni prima, durante un intervento in Irlanda del Nord, Barack Obama aveva sostenuto che, alla nascita di Israele, agli abitanti fosse stata sottratta una parte eccessiva del territorio. Secondo l’ex presidente degli Stati Uniti, la reazione della popolazione era comprensibile: sentirsi vittima di un’ingiustizia e chiedere la restituzione della propria terra.
Le parole di Obama si inseriscono nel confronto sulle origini dello Stato israeliano e sulle conseguenze subite dalla popolazione palestinese. È a questa ricostruzione che Netanyahu ha scelto di replicare pubblicamente, contestandone il presupposto.
Netanyahu respinge l’accusa
Nel filmato, il primo ministro israeliano ha negato che il progetto nazionale ebraico possa essere assimilato a un’impresa coloniale. «La nostra storia non è un’impresa coloniale. La nostra terra non è una terra rubata», ha affermato Netanyahu, sostenendo che il diritto degli ebrei a uno Stato nella loro terra ancestrale non possa essere oggetto di trattativa.
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Netanyahu ha inoltre rifiutato l’idea che gli ebrei siano stranieri nei luoghi legati alla loro storia. A suo giudizio, il popolo ebraico non può essere definito un occupante esterno nella terra dei propri antenati.
Il richiamo alla Giudea
La parte centrale della replica riguarda il nome Giudea, indicato da Netanyahu come il territorio da cui provengono gli ebrei. Il premier ha richiamato un rapporto con quella terra che, nelle sue parole, dura da migliaia di anni.
La dichiarazione rilancia così la contrapposizione tra due letture della nascita di Israele: da una parte quella espressa da Obama, basata sulla sottrazione di terre a una popolazione; dall’altra la rivendicazione israeliana di un diritto storico e nazionale considerato non negoziabile.
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