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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Novaja Gazeta chiuderà il 9 novembre dopo le pressioni russe

La redazione denuncia sfratti, blocco delle donazioni e anni di repressione contro il giornale indipendente

Novaja Gazeta terminerà le pubblicazioni il 9 novembre. Il quotidiano russo di opposizione ha annunciato lo spegnimento dei server e la chiusura della sede di Mosca.

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Le ultime pressioni sulla redazione

La decisione arriva dopo una lunga serie di provvedimenti contro la testata. La sede era stata perquisita dalla polizia ad aprile; a metà ottobre gli investigatori avevano controllato anche l’abitazione del direttore Sergej Sokolov.

Sokolov, già arrestato nel 2024, era stato convocato dal Comitato Investigativo e interrogato per tre ore. L’episodio è stato collegato al procedimento contro Oleg Roldugin, ex collaboratore del giornale accusato di aver violato le norme sulla raccolta di dati personali di politici e figure pubbliche russe.

A inizio settembre Novaja Gazeta era stata inoltre inserita nell’elenco degli “agenti stranieri”. La classificazione riguarda altri 106 giornalisti e può comportare pene fino a 10 anni di carcere.

Secondo la redazione, le autorità russe e i servizi di sicurezza hanno reso impossibile proseguire il lavoro. Il giornale ha riferito di aver ricevuto uno sfratto e di aver perso anche il sistema che consentiva ai lettori di effettuare donazioni. «Siamo stati uccisi», hanno scritto i giornalisti nel messaggio con cui hanno comunicato la fine dell’attività.


Trent’anni di giornalismo indipendente

Novaja Gazeta era nata nel 1993, due anni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, con il sostegno di Mihail Gorbaciov. A guidarla era stato Dmitrij Muratov, direttore premiato nel 2021 con il Nobel per la pace.

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Durante la presidenza di Vladimir Putin, il quotidiano aveva mantenuto una linea critica nei confronti del potere. Tra le sue firme più note c’era Anna Politkovskaja, autrice di inchieste su corruzione, crimini di guerra, torture e violazioni dei diritti umani in Cecenia e nelle strutture legate al Cremlino.

Politkovskaja fu uccisa il 7 ottobre 2006 con colpi d’arma da fuoco. Nel corso dei trent’anni di attività, altri sei giornalisti della testata sono stati assassinati per il loro lavoro, portando a sette il numero complessivo delle vittime.


La redazione divisa tra Mosca e Riga

Dopo le restrizioni imposte nel 2022 per le posizioni contrarie all’invasione dell’Ucraina, Novaja Gazeta aveva cessato di operare normalmente in Russia. Una parte dei giornalisti si era trasferita a Riga, in Lettonia, dove aveva avviato un’edizione digitale poi dichiarata “organizzazione indesiderata” dalle autorità russe.

Il gruppo rimasto a Mosca aveva continuato a lavorare tra minacce, controlli e tentativi di chiusura. La redazione ha sostenuto che il blocco dei finanziamenti e lo sfratto siano il risultato di un’azione coordinata, attribuendo la stretta a regole definite dall’apparato statale repressivo.

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