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Attualità 3 min di lettura48 min fa

Neuropatie disimmuni, la svolta può arrivare dal complemento

Nuovi farmaci puntano su linfociti B, IgG e complemento per limitare la disabilità e ridurre il ricorso alle terapie continuative.

Il complemento potrebbe diventare uno dei prossimi bersagli decisivi nella cura delle neuropatie disimmuni. I risultati finora disponibili su riluzolumab ed efgartigimod sono considerati interessanti per la Cidp e per la neuropatia motoria multifocale, mentre si attendono nuovi dati dallo studio Arda, una ricerca di fase 2 ormai vicina alla conclusione.


Il complemento entra nella ricerca

Secondo Fiore Manganelli, presidente dell’Asnp-Associazione italiana per lo studio del sistema nervoso periferico, l’inibizione del complemento sembra avere un peso particolare in una parte dei pazienti. Alcune molecole dirette contro questo sistema sono già state valutate, o lo sono tuttora, anche in altre malattie neuromuscolari.

Il quadro non è ancora definitivo, ma gli studi in corso potrebbero chiarire quali persone siano più adatte a questo tipo di trattamento. L’obiettivo è capire se il blocco del complemento possa controllare i sintomi e rallentare il peggioramento anche nelle forme autoimmuni croniche diverse dalla Cidp.


IgG, un altro bersaglio decisivo

Un secondo asse della ricerca riguarda il modo in cui l’organismo ricicla le immunoglobuline G, note come IgG. L’interesse degli studiosi si è concentrato sul recettore neonatale FcRn, perché i medicinali che lo modulano possono abbassare la quantità di IgG presenti nel sangue, comprese quelle responsabili del danno ai nervi.

Tra le soluzioni analizzate figurano il modulatore delle IgG diretto contro FcRn e rozanolixizumab. Sono inoltre in corso studi clinici di fase 2 e 3 su altre molecole della stessa categoria. Manganelli ha però sottolineato che il passaggio dalle cure tradizionali ai nuovi trattamenti dovrà essere deciso selezionando con attenzione i pazienti che possono trarne beneficio.


Cidp, le cure non bastano ancora

La polineuropatia infiammatoria cronica demielinizzante, nelle sue forme tipiche e varianti, rappresenta il gruppo più numeroso tra queste patologie rare. Alla Cidp si affiancano le neuropatie paraproteinemiche anti-Mag, legate ad anticorpi contro una struttura della mielina, e le nodo-paranodopatie, nelle quali il sistema immunitario colpisce zone specifiche del nervo.

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Per la Cidp le principali opzioni iniziali sono immunoglobuline somministrate per via endovenosa, corticosteroidi e plasmaferesi. Nel mantenimento si ricorre ancora alle infusioni endovenose oppure alle immunoglobuline sottocutanee; in alcuni casi la ialuronidasi permette di somministrare quantità maggiori riducendo il numero degli appuntamenti.


Linfociti B e bisogni ancora aperti

Le terapie disponibili non garantiscono una risposta adeguata a tutti. Tra il 20% e il 30% dei pazienti risponde poco ai trattamenti attuali, circa la metà deve proseguire una cura di mantenimento per periodi lunghi e quasi il 30% convive con una disabilità moderata o grave.

Per questo la ricerca sta valutando anche farmaci rivolti ai linfociti B. Il rituximab è già considerato un riferimento nella neuropatia anti-Mag e può essere utilizzato, secondo le indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco, quando la gravità raggiunge una determinata soglia misurata con la scala Incat. La risposta, tuttavia, non è uniforme: sono quindi allo studio inibitori delle tirosin-chinasi di Bruton, che agiscono sui linfociti B con un meccanismo differente.


Una gestione costruita sul paziente

Le innovazioni farmacologiche ampliano le possibilità a disposizione dei neurologi, ma non sostituiscono la presa in carico complessiva. Manganelli ha osservato che la cura non consiste soltanto nella somministrazione del medicinale: il percorso deve essere seguito insieme al paziente, valutando nel tempo efficacia, disabilità e necessità di mantenimento.

Il tema è stato affrontato il 6 ott. durante il seminario in rete “Dalla ricerca alla vita – Quando le biotecnologie diventano qualità della vita”, organizzato da WeHealth con il contributo non condizionato di Argenx e promosso da Cidp Italia Aps in occasione della Settimana europea delle biotecnologie 2026. In quell’occasione Manganelli ha spiegato che la ricerca punta a terapie più selettive, capaci di migliorare il controllo della malattia e di prevenire l’avanzamento della disabilità.

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