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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Neuropatie disimmuni, la svolta passa da tre nuovi bersagli

Linfociti B, recettore FcRn e complemento sono al centro della ricerca per ridurre disabilità e dipendenza dalle terapie di mantenimento.

Per una parte dei pazienti le cure oggi disponibili non garantiscono un controllo sufficiente della malattia. È da questo limite che prende avvio la nuova ricerca sulle neuropatie disimmuni, patologie rare in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i nervi periferici.

Fiore Manganelli, presidente dell’Asnp-Associazione italiana per lo studio del sistema nervoso periferico, ha illustrato gli sviluppi durante il seminario online “Dalla ricerca alla vita – Quando le biotecnologie diventano qualità della vita”, organizzato da WeHealth con il contributo non condizionato di Argenx e promosso da Cidp Italia Aps nella Settimana europea delle biotecnologie 2026.


La Cidp lascia ancora bisogni scoperti

La forma più rilevante di questo gruppo di malattie è la Cidp, cioè la polineuropatia infiammatoria cronica demielinizzante, presente nella variante tipica e in diverse forme. Rientrano nello stesso quadro anche le neuropatie paraproteinemiche anti-Mag e le nodo-paranodopatie, categoria nella quale sono comprese, tra le altre, alcune neuropatie motorie multifocali.

Secondo Manganelli, circa il 20-30% delle persone con Cidp ottiene una risposta insufficiente dalle opzioni disponibili. Quasi la metà deve inoltre proseguire a lungo con una terapia di mantenimento, mentre circa il 30% presenta una disabilità moderata o grave. “L’obiettivo è rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti, migliorare il controllo della malattia, ridurre la dipendenza dai trattamenti di mantenimento e, soprattutto, prevenire la progressione della disabilità”, ha spiegato l’esperto.


Tre strade per le nuove terapie

Il trattamento iniziale della Cidp si basa soprattutto su immunoglobuline somministrate per via endovenosa, corticosteroidi e plasmaferesi. Per il mantenimento si possono utilizzare immunoglobuline endovenose a intervalli variabili, preparati sottocutanei oppure formulazioni sottocutanee facilitate dalla ialuronidasi, che consentono di infondere volumi maggiori riducendo il numero delle somministrazioni.

La ricerca si sta concentrando su tre obiettivi biologici: i linfociti B, il recettore neonatale FcRn, coinvolto nel riciclo delle immunoglobuline G, e il sistema del complemento. “Il panorama terapeutico delle neuropatie disimmuni sta cambiando rapidamente”, ha osservato Manganelli, sottolineando che le innovazioni dovranno essere integrate in una presa in carico costruita insieme al paziente.

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Linfociti B e recettore FcRn

Nel campo delle neuropatie anti-Mag, il rituximab rappresenta già un riferimento e il suo impiego è previsto dall’Agenzia italiana del farmaco nei casi con un determinato livello di gravità, misurato attraverso la scala Incat. La risposta, però, non è uguale per tutti: per questo sono in corso studi su farmaci diretti ancora contro i linfociti B, ma con meccanismi diversi, tra cui gli inibitori delle tirosin-chinasi di Bruton.

Il rituximab viene considerato anche per le nodo-paranodopatie, caratterizzate da anticorpi che colpiscono strutture precise del nervo, in particolare nodo e paranodo. Un’altra linea di sviluppo punta invece a FcRn: riducendo le IgG presenti nel sangue, questi medicinali possono agire anche sugli anticorpi responsabili del processo patologico nella Cidp. Tra le molecole studiate figurano un modulatore delle IgG diretto contro FcRn e rozanolixizumab, mentre altri composti sono valutati in studi clinici di fase 2 e 3.


Il complemento come nuovo bersaglio

Il terzo filone riguarda il blocco del complemento, sistema immunitario che potrebbe avere un peso significativo in uno specifico sottogruppo di malati. Alcuni medicinali di questa classe sono già stati esaminati, o lo sono tuttora, in altre patologie neuromuscolari.

Tra i candidati in fase più avanzata vengono indicati riluzolumab ed efgartigimod. I risultati finora raccolti suggeriscono una possibile utilità nella Cidp e nella neuropatia motoria multifocale, ma saranno necessari ulteriori dati. In particolare, lo studio Arda, una sperimentazione di fase 2 in fase di conclusione, dovrà chiarire meglio l’efficacia di questo approccio.

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