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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Neutrini dal cosmo: il Nobel 2026 premia la sfida di Halzen

Il fisico belga ha trasformato il ghiaccio antartico in un osservatorio capace di intercettare particelle provenienti dagli angoli più energetici dell’universo.

Le osservazioni di IceCube potrebbero portare a una comprensione più profonda degli ambienti cosmici estremi in cui nascono i neutrini ad alta energia. L’Accademia reale svedese delle scienze ritiene inoltre possibile che questi dati facciano emergere fenomeni dell’universo ancora sconosciuti.


Una nuova finestra sul cosmo

A guidare il progetto è stato Francis Halzen, al centro di una collaborazione internazionale tra ricercatori e ingegneri. Mark Pearce, presidente del Comitato per il Premio Nobel per la Fisica, ha riconosciuto il valore del suo lavoro: «La sua tenacia e la sua visione scientifica hanno aperto la strada a un nuovo tipo di astronomia».

IceCube ha così reso possibile lo studio delle sorgenti dei neutrini cosmici, particelle difficili da osservare e associate a processi di enorme intensità energetica. Le rilevazioni raccolte dall’impianto continuano a offrire informazioni sui fenomeni più violenti del cosmo.


Il Nobel premia una visione

Il riconoscimento del Premio Nobel per la Fisica 2026 è andato a Francis Halzen per il contributo decisivo alla realizzazione dell’Osservatorio di neutrini IceCube e all’individuazione di neutrini ad alta energia provenienti dall’esterno del sistema solare.

Nato a Tienen, in Belgio, nel 1944, Halzen insegna all’Università del Wisconsin, a Madison, negli Stati Uniti. La sua intuizione risale al 1988, quando propose di sfruttare il ghiaccio del Polo Sud per cercare le tracce lasciate dal passaggio dei neutrini.

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Il ghiaccio diventa un rivelatore

Il principio si basa su un fenomeno fisico preciso: quando un neutrino urta un nucleo atomico, può generare un breve lampo luminoso. Sensori collocati nel ghiaccio trasparente riescono a registrare quel segnale e a ricavare informazioni sulla particella che lo ha prodotto.

La regione antartica offriva condizioni particolarmente adatte all’esperimento. Il ghiaccio è relativamente libero da interferenze, mentre la stabilità geologica del sito riduce i disturbi legati all’attività sismica. L’idea di Halzen raccolse rapidamente adesioni e, dopo pochi anni, iniziarono le prime prove con strumenti immersi nella massa glaciale.


Un chilometro cubo per catturare neutrini

Le particelle cosmiche più energetiche arrivano con estrema rarità: per intercettarne un numero sufficiente serviva quindi un apparato di dimensioni eccezionali. IceCube occupa un volume di un chilometro cubo ed è stato completato nel 2011.

I primi neutrini ad alta energia furono individuati poco dopo. In seguito, gli scienziati pubblicarono i risultati che ne indicavano l’origine ben oltre il sistema solare, aprendo concretamente la ricerca delle loro sorgenti nell’universo.

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