16.000Lettori online ora
Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Nessy Guerra, la minaccia dell’ex: «Lapidazione se non torni con me

La 27enne è confinata in Egitto con la figlia di 3 anni e attende il terzo grado dopo la condanna a sei mesi per presunto adulterio

La vicenda di Nessy Guerra si aggrava con una nuova minaccia attribuita all’ex marito Tamer Hamouda. Secondo quanto riferito dalla donna, l’uomo avrebbe detto in un video pubblicato sui social di voler chiedere la lapidazione pubblica della 27enne se lei non accetterà di tornare con lui.

Guerra, originaria di Sanremo, si trova in Egitto insieme alla figlia di 3 anni. La sua libertà di movimento è bloccata mentre attende il giudizio della Corte di cassazione egiziana, dopo che in appello è stata confermata una pena di sei mesi per una vicenda legata a un presunto adulterio.


L’ex marito alza il livello delle intimidazioni

La nuova uscita dell’uomo arriva dopo una precedente comunicazione indirizzata alla legale della donna. In quella lettera, Hamouda avrebbe subordinato la rinuncia alla richiesta di incarcerazione al ritorno della moglie e a un nuovo matrimonio con lei.

«Murata in casa da tre mesi. Ora il mio ex chiede via social che io venga lapidata pubblicamente se non torno con lui», ha raccontato Guerra. La donna sostiene inoltre di essere sottoposta a una sorveglianza continua: tre agenti armati resterebbero davanti all’abitazione per l’intera giornata.


Tre mesi senza uscire di casa

Da circa tre mesi Guerra non lascia l’abitazione e non può accompagnare la bambina fuori. La giovane ha spiegato che soltanto di recente avrebbe scoperto che il periodo trascorso in questa condizione non verrà sottratto alla possibile pena detentiva.

«Sono tre mesi che non vedo la luce del sole e non posso portare mia figlia a passeggiare», ha detto. La sua legale, Agata Armanetti, precisa che nell’ordinamento egiziano non esiste formalmente l’istituto degli arresti domiciliari, nonostante la situazione concreta sia assimilabile a una permanenza forzata in casa.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

La presenza degli agenti avrebbe creato tensione anche durante una breve occasione in cui la donna era scesa al piano inferiore dell’edificio con la figlia e i genitori. In quel momento, secondo il suo racconto, uno dei poliziotti avrebbe portato la mano verso la pistola dopo averla vista; il proprietario dell’immobile sarebbe intervenuto per riportare la calma.


Il ricorso e i dubbi sul procedimento

La difesa attende ora il pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio, ma non è stata indicata una data certa. Se la condanna dovesse diventare definitiva, i mesi già trascorsi sotto controllo nell’abitazione non sarebbero quindi conteggiati nella pena di sei mesi stabilita in appello.

Guerra contesta anche l’origine del procedimento. Secondo la sua ricostruzione, l’accusa sarebbe stata archiviata due volte nel 2024 e riaperta l’anno successivo dal nuovo procuratore, nonostante fossero ormai scaduti i termini e senza elementi probatori nuovi.

Nel fascicolo figurerebbero tre testimoni che la accusano di adulterio. Tra loro, afferma la donna, ci sarebbe anche un italiano amico dell’ex marito, mai incontrato prima e arrivato in Egitto appositamente per deporre contro di lei. Intanto, la figlia resta soggetta a un divieto di espatrio e proseguono gli appelli rivolti al governo italiano perché intervenga a tutela di entrambe.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere