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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Nati dal 2027, 100 euro annui fino alla maggiore età

Il disegno di legge di Bilancio introduce un fondo previdenziale per i bambini nati dal 2027, finanziato dallo Stato con 100 euro ogni anno fino alla maggiore età.

Il disegno di legge di Bilancio introduce un fondo previdenziale per i bambini nati dal 2027, finanziato dallo Stato con 100 euro ogni anno fino alla maggiore età. La misura non è ancora operativa: dovrà essere approvata dal Parlamento e completata dalle norme attuative.

Il capitale non sarebbe consegnato ai diciottenni sotto forma di liquidità libera. Al compimento dei 18 anni, infatti, il titolare potrebbe trasferirlo a una forma di previdenza complementare, mantenendo così la destinazione pensionistica dell’accantonamento.

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Il trasferimento dopo i 18 anni

La somma accumulata verrebbe spostata, su richiesta del giovane, verso un fondo pensione negoziale collegato all’attività lavorativa, un fondo aperto oppure un piano individuale pensionistico. La scelta potrebbe quindi essere effettuata in rapporto al percorso professionale iniziato dopo la scuola.

Una volta trasferito il montante, si applicherebbero le regole della previdenza complementare. Dopo almeno otto anni di partecipazione sarebbe possibile domandare anticipazioni per interventi sanitari straordinari oppure per comprare o ristrutturare la prima casa.


Apertura automatica dell’Inps

Per i bambini interessati non sarebbe necessaria alcuna domanda da parte dei genitori. L’Inps aprirebbe d’ufficio una posizione intestata al minore e vi verserebbe 100 euro per ciascun anno, dalla nascita sino ai 18 anni.

Senza contributi aggiuntivi, la quota pubblica raggiungerebbe 1.800 euro in termini nominali. La gestione delle somme sarebbe affidata a Cassa depositi e prestiti, chiamata a investire con criteri prudenti per proteggere il patrimonio. Il risultato finanziario, tuttavia, dipenderebbe dall’andamento dei mercati e non sarebbe garantito.


I contributi dei familiari

L’apporto della famiglia resterebbe volontario. Genitori e parenti potrebbero limitarsi alla somma pubblica oppure aggiungere versamenti periodici per aumentare il capitale destinato alla previdenza.

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Il testo ammette i contributi dei parenti entro il terzo grado e degli affini entro il secondo. Rientrerebbero quindi genitori, nonni, fratelli, bisnonni e zii, oltre a patrigno, matrigna e coniuge del nonno non biologico. Sarebbero invece esclusi, tra gli altri, i coniugi degli zii.

Per queste somme è prevista una detrazione Irpef del 19%. Il beneficio si calcolerebbe su un massimo di 1.000 euro versati ogni anno e potrebbe arrivare a 190 euro nella dichiarazione dei redditi, purché il contribuente disponga della necessaria capienza fiscale.


Le stime sul capitale accumulato

Le simulazioni contenute nella proposta utilizzano un rendimento medio annuo ipotetico del 3%. Con il solo contributo dell’Inps, il capitale arriverebbe a 2.341 euro a 18 anni; lasciato investito fino ai 65 anni, raggiungerebbe 9.394 euro.

L’aggiunta di 500 euro all’anno da parte della famiglia porterebbe il montante a circa 14.000 euro alla maggiore età. Con un contributo familiare annuo di 1.000 euro, cioè l’importo massimo considerato per la detrazione, la cifra salirebbe a 25.756 euro a 18 anni e oltrepasserebbe 103.000 euro al momento del pensionamento.


Il decreto con le regole operative

I dettagli sulla gestione del fondo dovrebbero essere stabiliti entro sei mesi dall’approvazione della manovra, attraverso un decreto congiunto del ministero dell’Economia e del ministero del Lavoro.

Il provvedimento dovrà precisare anche le procedure per i versamenti dei familiari, i documenti necessari per ottenere lo sconto fiscale, la rendicontazione periodica dell’Inps e le modalità con cui il capitale potrà essere riscattato o destinato ad altri impieghi al compimento dei 18 anni.

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