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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Transizione 5.0: 197,7 milioni alle aziende senza credito

Il decreto del Mimit avvia l’iter per gli investimenti in rinnovabili rimasti senza copertura dopo l’esaurimento dei fondi.

Il ministero delle Imprese e del made in Italy ha firmato il decreto che avvia l’erogazione dei contributi destinati alle aziende rimaste senza credito d’imposta per gli investimenti energetici della Transizione 5.0. Le risorse ammontano complessivamente a 197,7 milioni di euro.

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Come partiranno i contributi

Il provvedimento sarà pubblicato nelle prossime ore, ma l’assegnazione degli importi richiederà ulteriori adempimenti. Il primo passaggio consisterà nella compilazione dell’elenco delle imprese ammesse, con l’indicazione delle spese riconosciute e della somma spettante a ciascuna.

Successivamente, un decreto della direzione ministeriale stabilirà tempi e modalità per inoltrare la richiesta di pagamento. Il ministero renderà disponibile in anticipo anche il modello da utilizzare per la domanda.

Le somme sono riservate alle imprese che avevano presentato un progetto poi giudicato tecnicamente regolare dal Gse, il Gestore dei servizi energetici. È inoltre necessario che le stesse aziende abbiano ricevuto la comunicazione sull’esaurimento delle risorse disponibili.


Il possibile riparto proporzionale

Il finanziamento riguarda gli impianti destinati a produrre energia elettrica da fonti rinnovabili per l’autoconsumo. Sono comprese anche le spese per i sistemi di accumulo, le certificazioni contabili e la documentazione relativa al contenimento dei consumi e al principio che impone di non arrecare danni significativi all’ambiente.

Secondo le valutazioni preliminari del ministero, lo stanziamento dovrebbe bastare a coprire l’intero fabbisogno. Il decreto stabilisce comunque che, qualora le richieste superassero la dotazione, ogni contributo sarebbe ridotto in proporzione all’importo originariamente riconoscibile.

L’aiuto sarà versato in più quote annuali, rapportate alle somme disponibili per ciascun esercizio. Il contributo non potrà superare l’agevolazione che il Gse aveva calcolato per le medesime spese dopo la comunicazione di conclusione dell’investimento.

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Documenti richiesti alle aziende

La domanda dovrà contenere anche la prova della sottoscrizione della polizza contro gli eventi catastrofali. Si tratta di un obbligo introdotto dopo la presentazione delle richieste iniziali, quando le imprese avevano chiesto il riconoscimento del credito d’imposta.

Per gli importi oltre 150mila euro saranno necessarie le informazioni antimafia previste per i soggetti indicati dall’articolo 85 del Codice. La documentazione dovrà includere anche i dati richiesti dalla normativa antiriciclaggio.

Con l’assistenza del Gse, il ministero verificherà inoltre la regolarità contributiva attraverso il Durc. Sarà controllato anche l’eventuale mancato pagamento di somme dovute dopo la notifica di cartelle di pagamento.


Le quote fino al 2028

La dotazione è distribuita su tre anni: 57,7 milioni di euro sono previsti per il 2026, 80 milioni per il 2027 e 60 milioni per il 2028.

Il nuovo meccanismo è stato previsto dal decreto fiscale del 27 marzo per le imprese che avevano investito nella componente energetica del piano, ma non avevano ottenuto il credito per l’esaurimento dei fondi. Per gli investimenti in beni strumentali era stata invece individuata una soluzione diversa, con il riconoscimento di circa il 90% del credito maturato.

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