Amputazione dopo cure tardive, l’Ausl dovrà pagare 675mila euro
La Corte d’Appello di Bologna ha aggiunto 250mila euro ai 425mila già stabiliti dal Tribunale nel 2020.
La Corte d’Appello di Bologna ha portato a 675mila euro il risarcimento dovuto dall’Ausl a un uomo che perse la gamba destra nel 2016.
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Riconosciuta la perdita di chance
I giudici hanno stabilito che gli errori nella gestione successiva al primo intervento ridussero senza rimedio le possibilità di salvare l’arto. Nella sentenza si parla di «oggettiva perdita di chance per il salvataggio dell’arto».
L’indennizzo comprende il danno subito, le spese legate alla protesi, i trattamenti necessari nel tempo e gli oneri legali. Nel 2020 il Tribunale aveva già riconosciuto 425mila euro; il nuovo pronunciamento ha disposto altri 250mila euro a carico dell’azienda sanitaria.
Le contestazioni sui trattamenti
La vicenda risale al febbraio 2016, quando il paziente, allora 35enne e oggi 45enne, arrivò in pronto soccorso con un forte dolore alla gamba destra e il piede già cianotico. Dopo il ricovero furono eseguiti quattro interventi chirurgici, ma il percorso si concluse con l’amputazione dell’arto.
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Secondo la Corte, le cure iniziali non erano il punto centrale della contestazione. Il problema riguardava invece la sorveglianza dopo la prima operazione: una nuova ostruzione dei vasi non fu affrontata subito e la seconda embolectomia venne eseguita soltanto il giorno seguente rispetto alla sua individuazione clinica e strumentale.
Il peggioramento dopo l’intervento
I magistrati hanno inoltre rilevato che l’accesso chirurgico scelto per raggiungere le arterie bloccate non era adeguato. Il ritardo nel nuovo intervento e le decisioni operatorie contestate compromisero progressivamente la circolazione del piede.
La Corte ha descritto il caso come quello di un giovane senza arteriopatie né i principali fattori di rischio, tra cui diabete, cardiopatia ischemica, alterazioni dei lipidi, fumo o traumi recenti. Per i giudici, la tempestività richiesta da una forma così grave di ischemia acuta non sarebbe stata garantita, fino a rendere inevitabile la perdita dell’arto.
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