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Attualità 3 min di lettura53 min fa

Bolton vede possibili pressioni russe sui governi europei

L'ex consigliere accusa Mosca di pressioni in Europa e teme un'intesa sull'Ucraina favorevole a Putin

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma il 3 novembre, saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump e sulla sua gestione dell'economia. Inflazione, costo della vita e timori per il lavoro potrebbero pesare sull'esito del voto.

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Il peso dell'economia

Secondo John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, molti elettori non stanno valutando direttamente la guerra nel Golfo, ma gli effetti che il conflitto produce sui prezzi. L'aumento della benzina, anche quando legato alla guerra, viene quindi percepito come un problema interno.

Nel 2024 Trump era stato scelto da molti cittadini convinti che l'economia fosse stata gestita male da Joe Biden e che Kamala Harris non avrebbe rappresentato un miglioramento. Per Bolton, il presidente non ha mantenuto quelle promesse e ora indipendenti e repubblicani potrebbero esprimere il loro malcontento votando contro i candidati del suo partito.

"Gli elettori non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze", ha detto Bolton parlando degli effetti sui prezzi. I sondaggi, pur ancora da verificare, indicano secondo l'ex consigliere una possibile perdita della Camera da parte dei repubblicani e forse anche del Senato.


Mosca e le proteste europee

Bolton ritiene possibile che la Russia cerchi di indebolire i governi europei attraverso quelle che vengono definite tattiche di zona grigia. Tra gli strumenti citati ci sono interferenze elettorali, attacchi informatici ai sistemi di voto, campagne contro candidati e messaggi destinati ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni.

L'ex consigliere ha anche ipotizzato finanziamenti russi a gruppi radicali con l'obiettivo di accrescere le tensioni sociali, ma ha precisato di non disporre di prove specifiche. A suo giudizio, si tratterebbe di una modalità d'azione già osservata in altre occasioni.

"Non ho prove, ma è uno schema già visto molte volte", ha affermato Bolton nell'intervista, distinguendo l'ipotesi dalle accuse documentate.


Trump, Putin e l'Ucraina

Un eventuale accordo sull'Ucraina negoziato soltanto da Trump, senza il coinvolgimento di altri interlocutori, potrebbe secondo Bolton favorire Mosca. L'ex consigliere considera il presidente poco preparato sui rapporti internazionali e convinto che le relazioni tra Stati dipendano soprattutto dai rapporti personali tra i leader.

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Bolton sostiene che Putin possa considerare Trump un interlocutore facilmente influenzabile e che attenderà la conclusione delle elezioni per valutare un'intesa penalizzante per Kiev. Anche un'opposizione bipartisan in Congresso, aggiunge, potrebbe non essere sufficiente a bloccare le decisioni presidenziali.


I rapporti con Giorgia Meloni

L'ex consigliere ha collegato l'atteggiamento variabile di Trump verso Giorgia Meloni alle critiche espresse dalla presidente del Consiglio sulle sue parole riguardanti il Papa. A suo avviso, il presidente attribuisce grande peso alle relazioni personali e reagisce negativamente quando viene contestato pubblicamente.

Bolton descrive Trump come un politico orientato a decisioni successive, senza una linea strategica stabile né una visione di lungo periodo. Il contrasto con Meloni, precisa, non sarebbe irreparabile, ma deriverebbe da una reazione personale più che da una scelta di politica estera.


Il possibile Congresso democratico

Se i democratici conquistassero una o entrambe le Camere, Trump potrebbe attribuire la sconfitta alla debolezza dei candidati e non alla propria gestione. Bolton prevede un aumento delle indagini parlamentari sull'amministrazione, con audizioni e verifiche affidate alle commissioni nei rispettivi ambiti.

Un Congresso ostile renderebbe i due anni successivi difficili per il presidente, ma avrebbe strumenti più limitati in politica estera. Potrebbe criticarne le decisioni e convocare audizioni; la responsabilità principale di definire e presentare la politica estera resta infatti attribuita dalla Costituzione al presidente.


La scelta sull'Iran

Per Bolton, il risultato elettorale non determinerà necessariamente l'eventuale decisione di Trump di riprendere le operazioni militari contro l'Iran. Il presidente, secondo l'ex consigliere, valuterà la situazione in base alle proprie percezioni del momento, indipendentemente dall'esito delle urne.

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