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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Elezioni Usa, Bolton: economia decisiva per il voto

L’ex consigliere di Trump prevede perdite repubblicane e avverte sui rischi di un accordo con Putin sull’Ucraina

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma il 3 novembre, saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump e sulla sua gestione dell’economia. Secondo John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale, inflazione, costo della vita e timori per il lavoro orienteranno le scelte degli elettori.

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Il peso dell’economia

Bolton ritiene che il voto possa trasformarsi in una bocciatura politica del presidente e delle sue politiche economiche. I sondaggi, se confermati, indicano infatti una possibile perdita della Camera da parte dei repubblicani e mettono in dubbio anche la tenuta della maggioranza al Senato.

A suo giudizio, il malcontento non nasce soltanto dalla crescita dei democratici. Molti indipendenti e diversi elettori repubblicani non apprezzano il comportamento di Trump e potrebbero usare il voto per manifestare la propria insoddisfazione, anche se il presidente non è direttamente candidato.

Per i democratici, il tema principale sarà la difficoltà delle famiglie a sostenere le spese quotidiane. Nel 2024 molti americani avevano scelto Trump pensando che avrebbe garantito una gestione più affidabile dell’economia rispetto a Joe Biden e Kamala Harris, ma secondo Bolton quella promessa non è stata mantenuta.

Anche l’aumento del prezzo della benzina potrebbe pesare sulle urne. La guerra nel Golfo ha contribuito al rincaro, ma, ha osservato Bolton, gli elettori non stanno votando contro il conflitto: «Stanno votando contro le conseguenze dell’aumento dei prezzi».


Le conseguenze per Trump

Se i democratici conquistassero una o entrambe le Camere, Trump difficilmente leggerebbe il risultato come una responsabilità personale. Bolton prevede che il presidente attribuirebbe la sconfitta ai candidati repubblicani e alla conduzione delle loro campagne, sostenendo che nemmeno il suo sostegno sarebbe bastato a salvarli.

Un Congresso controllato dai democratici potrebbe avviare numerose indagini sull’amministrazione attraverso le commissioni parlamentari. Le verifiche riguarderebbero le diverse competenze istituzionali e potrebbero estendersi alle vicende del primo mandato, rendendo i due anni successivi particolarmente difficili per la Casa Bianca.

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Il margine d’azione del Congresso sarebbe invece più ristretto in politica estera. Il presidente conserva la responsabilità principale nell’elaborazione della linea internazionale e, per limitarne le decisioni attraverso nuove leggi, servirebbero maggioranze parlamentari.


Ucraina, Russia e Italia

Bolton considera rischioso un negoziato condotto da Trump senza il coinvolgimento di altri interlocutori. A suo avviso, il presidente conosce poco la Russia e l’Ucraina e tende a interpretare i rapporti tra Stati attraverso il legame personale tra i rispettivi leader.

L’ex consigliere ritiene che Vladimir Putin consideri Trump un interlocutore facilmente influenzabile e possa attendere la conclusione delle elezioni per cercare un’intesa favorevole a Mosca. Anche un’opposizione trasversale in Congresso, secondo Bolton, non sarebbe sufficiente a bloccare il presidente.

Sul rapporto con Giorgia Meloni, Bolton ha spiegato che Trump reagisce soprattutto alle critiche personali. La presa di posizione della presidente del Consiglio sulle parole del presidente americano riguardo al Papa avrebbe quindi incrinato il rapporto, senza però rappresentare una rottura definitiva.

Bolton descrive Trump come un leader privo di una strategia coerente e incline a decidere sulla base delle reazioni immediate. Quanto alle tensioni sociali in Europa, ipotizza che la Russia possa finanziare gruppi radicali per indebolire le istituzioni, ma precisa: «Non ho prove».

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