Trump, elezioni di metà mandato come giudizio sull’economia
John Bolton prevede perdite repubblicane e accusa Mosca di alimentare tensioni politiche in Europa
Donald Trump sarà il principale bersaglio politico delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Secondo John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, inflazione, costo della vita e timori occupazionali peseranno più dei temi di politica estera.
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Il voto sulla gestione di Trump
Bolton ritiene possibile che i repubblicani perdano la Camera e forse anche il Senato. Un esito simile rappresenterebbe, a suo giudizio, una bocciatura delle politiche economiche del presidente e del suo modo di governare.
Molti elettori indipendenti e una parte crescente dell’elettorato repubblicano non apprezzerebbero il comportamento di Trump. Non potendo votare direttamente contro di lui, potrebbero esprimere il dissenso sostenendo candidati democratici. Gli elettori che nel 2024 avevano scelto Trump per la promessa di una gestione economica più sicura starebbero ora reagendo alla mancata svolta sui prezzi e sull’occupazione.
Il rialzo della benzina è legato anche alla guerra nel Golfo, ma Bolton osserva che gli americani «non votano contro la guerra, ma contro le conseguenze dell’aumento dei prezzi». A suo avviso, il risultato potrebbe influenzare le decisioni della Casa Bianca dopo lo scrutinio.
Il possibile scontro con il Congresso
In caso di vittoria democratica in una o entrambe le Camere, Trump potrebbe attribuire la responsabilità ai candidati repubblicani e alle loro campagne, senza considerare il risultato una sconfitta personale. Bolton prevede inoltre una fase politica più instabile rispetto al primo mandato.
Le commissioni parlamentari potrebbero avviare audizioni e indagini sull’amministrazione, esaminando diversi ambiti dell’attività presidenziale. L’azione dei democratici potrebbe riguardare anche gli anni del precedente mandato, rendendo il rapporto tra Trump e il Congresso particolarmente teso.
Il margine per limitare il presidente nelle decisioni internazionali sarebbe però ridotto. Il Congresso potrebbe criticarne le scelte e convocare audizioni, ma per intervenire con leggi sarebbero necessarie maggioranze adeguate.
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I rapporti con Putin e Meloni
Bolton giudica rischioso un negoziato sull’Ucraina condotto da Trump senza il coinvolgimento di altri interlocutori. Il presidente, secondo l’ex consigliere, tende a interpretare i rapporti tra Stati attraverso il legame personale tra i leader e avrebbe una conoscenza insufficiente della Russia e dell’Ucraina.
«Putin considera Trump un bersaglio molto facile», ha affermato Bolton, sostenendo che il Cremlino potrebbe attendere la conclusione del voto per cercare un’intesa sfavorevole a Kiev. Anche un’opposizione bipartisan in Congresso, però, avrebbe difficoltà a fermare il presidente.
L’atteggiamento verso Giorgia Meloni sarebbe invece condizionato dalle critiche pubbliche ricevute dopo alcune dichiarazioni sul Papa. Bolton descrive Trump come un politico che decide in base alle reazioni immediate, più che seguendo una strategia internazionale stabile. Il rapporto con la presidente del Consiglio non sarebbe compromesso, ma la sensibilità alle critiche renderebbe il suo comportamento difficile da prevedere.
Le accuse sulle pressioni russe
Bolton sostiene che Mosca utilizzi in Europa tecniche di influenza riconducibili alla cosiddetta zona grigia. Tra gli strumenti citati figurano interferenze elettorali, attacchi informatici ai sistemi di voto, campagne contro candidati e messaggi destinati a indebolire la fiducia nelle istituzioni.
L’ex consigliere considera possibile anche il finanziamento di gruppi radicali, non necessariamente per condividerne le idee, ma per alimentare l’instabilità sociale. Ha tuttavia precisato: «Non ho prove». Secondo Bolton, si tratterebbe di modalità già osservate in diverse occasioni.
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