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Attualità 3 min di lettura55 min fa

Bolton: il voto Usa peserà su Trump e sull’economia

L’ex consigliere prevede possibili sconfitte repubblicane e avverte sui rischi di un accordo con Mosca sull’Ucraina

John Bolton ritiene che le elezioni di metà mandato del 3 novembre saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump, sull’economia e sul costo della vita. L’ex consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha spiegato che inflazione, prezzi della benzina e timori per l’occupazione orienteranno il voto più della guerra nel Golfo.

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Il peso dell’economia sul voto

Secondo Bolton, gli elettori non stanno valutando direttamente il conflitto, ma gli effetti che produce sui bilanci familiari. «Non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze», ha affermato parlando dell’aumento dei prezzi del carburante.

L’ex esponente dell’amministrazione statunitense prevede che molti indipendenti e una parte dei repubblicani possano usare il voto per manifestare il dissenso verso Trump. A suo giudizio, i democratici potrebbero conquistare la Camera e forse anche il Senato, trasformando la consultazione in una bocciatura delle politiche economiche e dello stesso presidente.

Bolton ha ricordato che nel 2024 molti elettori scelsero Trump perché ritenevano insufficiente la gestione dell’economia da parte di Joe Biden e dubitavano che Kamala Harris avrebbe fatto meglio. La promessa di una situazione economica più sicura, però, non sarebbe stata mantenuta.


Le conseguenze di un Congresso ostile

Una maggioranza democratica in una o entrambe le Camere potrebbe avviare numerose indagini sull’amministrazione. Le commissioni parlamentari, secondo Bolton, esaminerebbero diversi aspetti dell’operato di Trump, compresi quelli legati al primo mandato presidenziale.

Il presidente potrebbe attribuire la sconfitta ai candidati repubblicani e non alla propria leadership. Bolton prevede inoltre una reazione ancora meno prevedibile rispetto al primo mandato, con due anni politicamente difficili per la Casa Bianca.

Il margine per limitare Trump in politica estera sarebbe tuttavia ristretto. Il Congresso potrebbe convocare audizioni e contestare le decisioni dell’amministrazione, mentre per imporre vincoli legislativi sarebbero necessarie maggioranze più ampie.


I rapporti con Mosca e Kiev

Bolton considera rischioso un negoziato condotto da Trump senza il coinvolgimento di altri interlocutori. A suo avviso, Vladimir Putin vede il presidente statunitense come un obiettivo facilmente influenzabile e potrebbe attendere l’esito delle elezioni prima di cercare un’intesa favorevole alla Russia.

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L’ex consigliere contesta anche l’idea che i rapporti personali tra leader possano determinare quelli tra gli Stati. Trump, ha osservato, tende a leggere le relazioni internazionali attraverso il legame con il singolo capo di governo, una valutazione che Bolton giudica lontana dalla realtà nei rapporti con Putin, Xi Jinping e Kim Jong-un.


Le accuse contro la Russia

Bolton ha parlato delle attività russe di influenza in Europa, citando interferenze elettorali, attacchi informatici e campagne destinate a indebolire la fiducia nelle istituzioni. Ha ipotizzato che Mosca possa finanziare gruppi radicali per alimentare l’instabilità, pur precisando: «Non ho prove».

A suo giudizio, si tratterebbe di tecniche riconducibili alle cosiddette tattiche della zona grigia, già utilizzate dalla Russia in diverse fasi della sua storia. L’obiettivo non sarebbe necessariamente sostenere le idee dei gruppi coinvolti, ma sfruttarne l’azione per aumentare le tensioni sociali.


Trump, Meloni e la politica estera

Bolton ha collegato l’imprevedibilità del rapporto tra Trump e Giorgia Meloni alle critiche rivolte dalla presidente del Consiglio al capo della Casa Bianca per le sue dichiarazioni sul Papa. Secondo l’ex consigliere, Trump tollera con difficoltà le contestazioni personali, anche quando arrivano da un alleato conservatore.

La reazione alla premier italiana, ha aggiunto, non sarebbe stata il risultato di una strategia geopolitica strutturata. Bolton descrive Trump come un presidente concentrato sulle decisioni immediate, più incline a reagire agli eventi che a seguire un piano di lungo periodo.

Quanto all’Iran, l’ex consigliere ritiene che il risultato delle elezioni non determinerà necessariamente la scelta di riprendere le operazioni militari. Trump, ha spiegato, valuterà la situazione dopo il voto e deciderà sulla base delle proprie valutazioni del momento.

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