Muse di Meta, il dossier sulle tue relazioni può nascere senza di te
L’assistente può compiere azioni in autonomia e costruire profili sulle relazioni degli utenti anche attraverso informazioni raccolte da altre persone.
Anche chi non utilizza direttamente Muse potrebbe finire nei suoi archivi. Meta avverte infatti: «Quando altre persone usano Muse, potrebbero essere fornite a Muse informazioni che ti riguardano, anche se tu non usi direttamente Muse». Il sistema può quindi elaborare dati relativi a persone che non hanno mai interagito con l’assistente.
Per ora Muse non è accessibile in Europa: la sua disponibilità riguarda Stati Uniti, Canada e Messico. Questo significa che i rapporti con persone residenti in quei Paesi possono già contribuire alla ricostruzione digitale delle relazioni di un individuo.
Il profilo nasce dalle conversazioni
Muse è stato presentato da Meta nelle ultime settimane come un “agente AI personale”. A differenza dei chatbot tradizionali, non si limita a rispondere alle domande, ma può svolgere alcune attività affidate dall’utente e analizzare i contenuti che transitano sulle applicazioni dell’azienda.
Facebook, Instagram e WhatsApp possono diventare così fonti di informazioni per l’intelligenza artificiale. All’inizio le schede create dal sistema possono essere prive di contenuti, ma vengono aggiornate nel tempo con gli elementi ricavati dalle conversazioni e dalle interazioni.
Un assistente capace di agire
Tra le funzioni attribuite a Muse c’è anche l’esecuzione autonoma di determinati compiti. Un giornalista del New York Times, per esempio, gli ha affidato la richiesta di una polizza assicurativa per verificare concretamente il modo in cui l’assistente avrebbe operato.
Il sistema può essere impiegato anche per effettuare acquisti in rete. Per concludere le operazioni, tuttavia, servono credenziali di accesso che Muse non possiede: senza quei dati, l’azione non può arrivare fino alla fase finale.
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Amazon chiude l’accesso
Amazon ha impedito a Muse di entrare nel proprio sistema. La decisione si inserisce in un quadro di interessi concorrenti, visto che l’azienda opera anch’essa nel settore delle tecnologie e dei servizi digitali.
Il blocco limita dunque la possibilità di completare acquisti sulla piattaforma, ma non cancella l’interesse di Meta per un assistente in grado di intervenire su attività concrete invece di offrire soltanto risposte testuali.
La mappa delle relazioni private
La funzione più delicata riguarda però la capacità di organizzare informazioni sulle relazioni personali. Muse può creare una cartella dedicata a contatti, frequentazioni, interessi e discussioni, costruendo progressivamente una rappresentazione dei rapporti di una persona.
Il rischio riguarda anche chi non ha scelto di usare l’assistente. Le proprie informazioni potrebbero essere ricavate dalle conversazioni avute con utenti di Muse e confluire in una scheda aggiornata nel tempo, trasformando dati sparsi in un quadro dettagliato della vita privata.
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