Moro, dal caso Lula alla guida del Paraná: la svolta a destra
L’ex magistrato di Lava Jato conquista il Paraná con oltre il 50% dei voti e si consolida come alleato della famiglia Bolsonaro in vista della sfida nazionale.
Sergio Moro torna al centro della scena politica brasiliana con una vittoria che chiude, almeno per ora, il cerchio della sua trasformazione: da giudice simbolo della lotta alla corruzione a esponente della destra vicina a Jair Bolsonaro. Nell’election day di domenica 4 ottobre, l’ex magistrato ha superato Requião Filho e conquistato la guida del Paraná, sua regione d’origine, con oltre il 50% dei consensi.
Il risultato assume un peso particolare perché proprio da questo Stato, nel 2014, era partita l’inchiesta Lava Jato. Moro, oggi governatore eletto, ne era stato il giudice titolare. La sua affermazione potrebbe inoltre rappresentare un passaggio verso un obiettivo già inseguito in passato: diventare il candidato dell’estrema destra alla Presidenza della Repubblica.
La nuova forza dell’alleanza bolsonarista
Dopo l’elezione al Senato ottenuta nel 2022, Moro ha progressivamente rafforzato il rapporto con la famiglia Bolsonaro. Ora è tra i principali sostenitori di Flávio Bolsonaro, che tra due settimane affronterà Lula al secondo turno e che l’ex giudice considera l’unico esponente capace di battere l’attuale Presidente.
La vicinanza è rimasta salda anche quando Flávio è stato coinvolto in una nuova indagine per corruzione legata al Banco Master. Moro ha sostenuto che il figlio dell’ex Presidente si è già difeso e non ha mai ostacolato gli accertamenti. In passato, sul caso di peculato poi archiviato, Flávio aveva sintetizzato così il cambiamento del suo ex collega di partito: «Oggi Moro è convinto che non ho fatto nulla di sbagliato».
L’ex magistrato ha inoltre mantenuto una posizione favorevole a un possibile provvedimento di amnistia per le centinaia di sostenitori bolsonaristi che l’8 gennaio 2023 assaltarono il Congresso. La Corte Suprema ha qualificato quell’azione come un tentativo di colpo di Stato. Moro, invece, non ha preso le distanze dagli esponenti della famiglia Bolsonaro nemmeno davanti ai dubbi sui loro presunti legami con le milizie di Rio de Janeiro.
Dal processo a Lula alla svolta politica
Lava Jato aveva portato alla luce un sistema di tangenti destinato a favorire alcune imprese negli appalti della compagnia petrolifera pubblica Petrobras. In quattro anni, l’indagine aveva coinvolto più di 500 persone tra politici, imprenditori e quattro ex Presidenti della Repubblica.
Tra i condannati c’era anche Luiz Inácio Lula da Silva. Nel 2017 Moro gli aveva inflitto nove anni di reclusione per corruzione e riciclaggio, dopo avere firmato pochi mesi prima il provvedimento che ne disponeva l’arresto. Nel 2021 la Corte Suprema ha annullato quella sentenza per incompetenza territoriale e ha definito l’ex giudice di Lava Jato «sospetto di parzialità».
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La decisione arrivò dopo che Moro aveva lasciato la magistratura per entrare nel governo di Jair Bolsonaro come ministro della Giustizia. La sua nomina contribuì a consolidare l’immagine di Bolsonaro, favorito nel 2018 dall’assenza di Lula dalla competizione elettorale, allora impedita dalla detenzione dell’ex Presidente.
La rottura con Bolsonaro e il ritorno
Il rapporto tra Moro e Bolsonaro si interruppe nell’aprile 2020. L’allora ministro si dimise accusando il Presidente di interferire nella Polícia Federal, mentre Flávio era sotto indagine per un presunto caso di peculato legato al suo incarico di deputato statale a Rio de Janeiro.
Moro ha raccontato in più occasioni di essersi opposto alla sostituzione del responsabile della polizia federale carioca proprio per non favorire la famiglia Bolsonaro. Quella fermezza, tuttavia, non gli ha impedito di riavvicinarsi all’ex Presidente quando è entrato pienamente nella politica.
Prima dell’elezione al Senato, si era unito a União Brasil, formazione nella quale militavano anche esponenti già indagati per corruzione e figure toccate da Lava Jato. Nel 2022, nonostante gli attacchi ricevuti in precedenza da Bolsonaro, Moro si schierò al suo fianco e difese l’ex Presidente dalle accuse di avere preparato un piano per restare al potere in caso di vittoria di Lula. Accuse poi confermate dalla Corte Suprema.
La conquista del Paraná segna così un nuovo capitolo della carriera di Moro. Il magistrato che aveva contribuito a estromettere Lula dalla corsa presidenziale è oggi parte dell’area che punta proprio a fermarne la rielezione, con Flávio Bolsonaro come principale candidato della destra al prossimo ballottaggio.
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