Missili antimissile, la partita dei costi: Anduril sfida Lockheed
Steelfin punta su modularità e grandi volumi, mentre il nuovo PAC-3 Edge cerca prestazioni superiori contro le minacce più evolute.
La prossima sfida nella difesa antimissile americana non si giocherà soltanto sulla capacità di colpire un bersaglio in arrivo. A pesare saranno anche il prezzo di ogni intercettore, la velocità con cui si consumano le riserve e la possibilità di rifornire rapidamente gli arsenali durante un conflitto prolungato.
In questo scenario Anduril prova a mettere sotto pressione i produttori già affermati, mentre Lockheed Martin risponde con un’evoluzione del sistema Patriot. Le due proposte seguono strade differenti: la prima punta a una piattaforma adattabile e producibile in grandi quantità, la seconda cerca di aumentare la portata e l’efficacia di una tecnologia già impiegata dalle forze armate statunitensi.
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Anduril scommette sulla modularità
Steelfin, la nuova famiglia di intercettori presentata da Anduril, nasce per coprire missioni diverse attraverso una base progettuale comune. Il sistema è organizzato in due sezioni: un propulsore, variabile secondo le esigenze operative, e il veicolo destinato a colpire la minaccia.
A cambiare potranno essere anche il dispositivo di rilevamento, le dimensioni del razzo e la configurazione della sezione terminale. Anduril prevede modelli capaci di distruggere il bersaglio attraverso l’impatto diretto e altri dotati di una testata a frammentazione. La stessa famiglia dovrebbe così affrontare attacchi aerei ravvicinati e missili balistici.
Secondo le stime dell’azienda statunitense fondata da Palmer Luckey, una versione pensata per compiti paragonabili a quelli del PAC-3 potrebbe offrire circa l’80 per cento delle capacità del sistema Lockheed con un prezzo inferiore alla metà. Una variante più sofisticata, invece, sarebbe destinata a svolgere missioni oggi associate al THAAD a una quota del costo attuale.
Questi numeri restano però previsioni del produttore. Anduril non ha diffuso un listino né informazioni abbastanza dettagliate per verificare autonomamente il confronto tra i diversi allestimenti. Le prime prove in volo sono attese nel 2027, mentre l’obiettivo dichiarato è arrivare a migliaia di unità ogni anno senza aver ancora presentato un piano dettagliato per raggiungere quel ritmo.
Lockheed alza l’asticella tecnica
La risposta di Lockheed Martin è arrivata con PAC-3 Edge, intercettore inserito nel programma Future Interceptor dell’esercito degli Stati Uniti. L’azienda è stata selezionata per la fase successiva e indica il 2027 come anno di avvio delle verifiche, con l’intenzione di rendere operativo il sistema entro il 2031.
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Il progetto conserva elementi del PAC-3 MSE, ma aggiunge un nuovo sensore per la ricerca del bersaglio sviluppato da Lockheed. Il motore a propellente solido a impulsi multipli sarà invece fornito da Northrop Grumman. Anche i sistemi di guida e controllo sono stati aggiornati per migliorare rapidità, manovrabilità e capacità di ingaggio a quote e distanze più elevate.
L’obiettivo è preparare l’intercettore ad affrontare missili più avanzati, compresi quelli ipersonici. In questo caso la priorità non è soltanto ridurre la spesa per ogni lancio, ma estendere le prestazioni di una famiglia già conosciuta e adottata dalle forze armate americane.
Steelfin ed Edge non costituiscono quindi necessariamente due prodotti alternativi. La possibile sovrapposizione dipenderà dalle versioni effettivamente sviluppate, dai requisiti fissati dai militari e soprattutto dagli esiti delle prove. La competizione mette comunque in evidenza due esigenze che il conflitto in Ucraina e gli scontri in Medio Oriente hanno reso più urgenti: contenere il costo degli intercettori e mantenere elevata la loro efficacia.
La lezione per gli arsenali europei
L’impiego di armi sofisticate contro minacce molto più economiche può infatti ridurre rapidamente le scorte, anche quando abbattere il bersaglio è indispensabile. Per questo Anduril punta su componenti, programmi informatici e procedure produttive condivisi, così da modificare più facilmente le linee industriali in base alla domanda.
Per l’Europa, il confronto tra le aziende americane arriva mentre i Paesi del continente cercano di rafforzare una capacità autonoma nella difesa contro i missili. Un intercettore meno costoso potrebbe alleggerire il problema delle riserve, ma non eliminerebbe la dipendenza da fornitori esterni.
La questione industriale, in definitiva, non riguarda la scelta secca tra qualità e quantità. La vera difficoltà consiste nel garantire entrambe: servono sistemi abbastanza efficaci da proteggere gli obiettivi e una filiera capace di produrne un numero sufficiente per sostenere la difesa nel tempo.
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